Abitare

Abitare è un modo di occupare uno spazio che ne assume i vincoli ma non ne resta ingabbiato; è un modo di collocarsi in un ambiente predeterminato, ma essere capaci di personalizzarlo, arricchirlo,  trasformarlo. Soprattutto, abitare è relazionale. E’ condividere uno spazio per poter svolgere delle funzioni, ma anche per il piacere di essere insieme, di gioire della varietà dell’umano, di celebrare, attraverso la convivialità, quella che De Certeau chiama “la festa dell’incontro con l’altro”.
Abitare vuol dire prendersi cura dello spazio, perché se ci si limita a sfruttarlo, ben presto non avrà più niente da regalarci. Vuol dire sviluppare una consapevolezza ecologica, di insieme, attenta agli equilibri e alle interdipendenze, alle conseguenze, nel tempo, delle diverse scelte; e poi prospettica, non limitata al qui e all’ora del mio esserci. Vuol dire lasciare a chi verrà dopo di noi un luogo migliore di come lo abbiamo trovato.
Pensare al futuro, ma anche ricordare: le nostre memorie sono sempre ancorate a uno spazio, e i luoghi sono teatri di ricordi multisensoriali (i suoni, le voci, gli odori, la luce…). Gaston Bachelard ha catturato in modo suggestivo la poetica dello spazio, sia di quello sconfinato dei grandi orizzonti, sia di quella “immensità intima” che è delimitata dalla casa (G. Bachelard, La poetica dello spazio, Bari, Dedalo, 1999).
Abitare vuole dire anche rendere abitabile ciò che apparentemente non lo è: lo spazio freddo della tecnica, la distanza dall’altro che pare insuperabile. Abitare è allestire uno spazio che può diventare comune, investendolo di significato e di attesa.
Possiamo abitare la rete?

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2 Responses to “Abitare”

  1. Sul tema dell’abitare suggerisco un bel film di Kim Ki-duk intitolato “Ferro 3, la casa vuota”. È un film che esprime bene il concetto di abitare come “prendersi cura dei luoghi”. Allo stesso tempo può essere una metafora del web, attraverso il quale noi entriamo nelle vite degli altri (visitando i loro siti, i blog, i post ecc) anche quando essi non sono presenti e, a volte, possiamo lasciare una traccia, anche poco visibile, del nostro passaggio.
    R. D.

  2. eratestimone scrive:

    Grazie Ruggero del tuo commento, come sempre pertinente e utile. Non ho visto il film, ma lo farò senz’altro. Per un assaggio si può vedere il trailer (http://www.mymovies.it/trailer/?id=35357), che dà un’idea dell’atmosfera e offre un esempio interessante di un diverso modo di narrare nel continente digitale. .

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