Nella staffetta il testimone è l’oggetto che viene passato dalle mani di un giocatore a quelle di un altro, e che alla fine solo uno porterà al traguardo, ma soltanto se i suoi compagni di squadra saranno stati bravi a passarglielo. La testimonianza è insieme individuale e collettiva. E’ il singolo testimone che si assume la responsabilità (di correre forte, in questo caso), ma può farlo anche perché la verità che ha conosciuto a sua volta gli è stata trasmessa, o perché ha potuto diventare sensibile alla verità grazie al fatto che tante persone (o magari anche una sola) conosciute nella sua vita lo hanno aiutato ad aprire gli occhi e il cuore.
Ciascuno di noi non è un’ isola, ma il filo di un tessuto. La nostra storia si intreccia con quelle di tanti altri, che hanno lasciato tracce nella nostra vita, senza le quali non saremmo le persone che siamo (anche se, da esseri liberi, non possiamo essere il semplice risultato delle tracce). E se dal tessuto si toglie anche un solo filo, questo si indebolisce, e si può lacerare.
Il testimone quindi parla da un intreccio di storie, e si rivolge ad altri: la testimonianza è doppiamente relazionale, all’indietro e in avanti, e attraverso il dono gratuito della narrazione e della parresìa rinsalda la trama degli intrecci, dei legami, dell’essere insieme, nutrendo questo legame di contenuti da condividere e da ri-raccontare.
In un mondo di individualismo che a volte rasenta il patologico mi piace pensare alla testimonianza come a una forma di individualità relazionale, che passa attraverso la libertà (scegliere di dire, o di fare, rivolti ad altri) e attraverso l’unicità della prospettiva che noi possiamo offrire della verità. Ciascuno di noi è un testimone irripetibile e imperdibile: come non esistono due impronte digitali uguali, così non esistono due testimonianze uguali della stessa verità (lo sa bene la giustizia, che cerca sempre di ricostruire i fatti basandosi su più testimonianze, consapevole insieme della verità e della parzialità di ogni testimonianza: anche quello giuridico è un campo semantico che può aiutare a meglio comprendere il significato della figura del testimone!)
L’individualità del testimone (fatta di libertà e responsabilità) non è perciò assoluta: è relazionale, mira a comunicare, a creare comunione, a condividere la buona notizia (o, nei casi drammatici che la storia ci ha consegnato, come l’olocausto, a condividere la cattiva notizia, per poter aprire gli occhi sulle atrocità di cui l’essere umano può essere capace, e non ripeterle).
Tante verità si conoscono solo grazie ai testimoni. E senza testimonianza siamo portati a non dare valore a ciò che ascoltiamo (chiunque abbia dei figli lo sa: solo testimoniando si è autorevoli).
E le testimonianze vanno raccolte e fatte durare, perché possano conservare nel tempo la loro capacità di promuovere il bene e combattere il male.
Da questo punto di vista il continente digitale rappresenta un luogo provvidenziale per lo scambio e l’”archiviazione” delle testimonianze, per condividere l’intreccio delle storie, per narrare creativamente attraverso linguaggi diversi, per salvare dalla caducità le narrazioni, per renderle recuperabili e di nuovo condivisibili, anche a distanza di spazio e di tempo.
Se riusciamo a pensare la rete non come un grande palcoscenico dei nostri “ego”, ma come un mondo di intrecci potenzialmente infiniti di storie che ci legano ad altri, riusciremo a rendere vivibile e umano il continente digitale.
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