Individualità e relazionalità del testimone

Il convegno si avvicina, e continuare a riflettere sulla centralità antropologica del testimone nell’era digitale, e sui significati e le implicazioni di questa affermazione può aiutare, speriamo, ad arrivare a questo appuntamento non come spettatori davanti a una vetrina più o meno attraente, ma come, appunto, testimoni capaci di condividere riflessioni ed esperienze, e assumere da questa condivisione un mandato di testimonianza. Una delle caratteristiche degli “eventi” nella contemporaneità è infatti il legame quasi paradossale tra intensità e durata: più le cose sono intense e prima finiscono, più coinvolgono al momento e meno sono capaci di durare nel tempo.

Il testimone, invece, sa ripristinare la dimensione della durata oltre a quella dell’evento, ritessendo, attraverso la relazione e la comunicazione, quell’unità e quella continuità che tendono sempre a frammentarsi e sfilacciarsi, sotto la spinta della velocità, dell’individualismo, della strumentalità..

Oggi, dal Giappone da dove vi sto scrivendo, vorrei sottolineare due caratteristiche della figura del testimone che, ciascuno nei modi che la sua libertà creativa gli suggerisce, dovremmo cercare di tenere sempre presenti: l’imprescindibile individualità e l’intrinseca relazionalità.

La scelta di testimoniare non può che essere individuale: nessuno può prenderla al nostro posto, nè siamo obbligati a prenderla. E’ una libera decisione, che si traduce nell’assunzione di una responsabilità: una volta presa (liberamente), questa scelta ci impone dei vincoli (di coerenza, di continuità, di coraggio, di umiltà…) che non possiamo non considerare. Ma è solo dentro questi vincoli che la libertà può esprimersi, se non vuole ridursi a capriccio e schiavitù rispetto alle contingenze. Quello del testimone è appunto un individualismo responsabile, e non un individualismo assoluto. E’ la responsabilità che ci rende soggetti, persone, che valorizza la nostra unicità.

Il testimone è poi per definizione in relazione: ad “altro” (ciò che ha conosciuto e che riferisce) e ad “altri” (coloro ai quali comunica ciò che ha conosciuto). In tutte la sue accezioni (quella giuridica, persino quella sportiva) il testimone è un soggetto-in-relazione, un tramite, un mediatore. E’ quindi anche un “tessitore”, perchè riconnette diverse dimensioni dello spazio (un “qui” e un “altrove” dove è accaduto ciò che racconta) e del tempo: un “prima”, un “ora” e anche un “poi”, perchè la testimonianza serve anche a orientare le scelte e a non ricommettere gli stessi errori, imparando dal passato per immaginare un futuro più umano.

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