Archive for aprile, 2010

Il testimone abita…

domenica, aprile 25th, 2010

Credo che per tutte le persone che hanno partecipato, e spero che un po’ di sapore sia arrivato anche a chi si è collegato via web, “Testimoni digitali” sia stata una bellissima occasione per condividere saperi ed esperienze, per scambiarsi impegni di incontro e collaborazione, ma soprattutto per stare insieme, con gioia, nella fede che accomuna e rende ricchezza le nostre diversità.

Spero che voi, come è successo a me, abbiate ricevuto qualche spunto in più per progettare il vostro “abitare” il continente digitale. Vorrei richiamare la domanda molto semplice, ma fondamentale, che si è posto (con l’umiltà che è tipica del testimone) e ci ha indirettamente posto ieri Marco Tarquinio, il direttore di Avvenire, prima dell’udienza con Benedetto XVI: “Ma io che cosa ci faccio qui?”. E’ la domanda della responsabilità e della consapevolezza che nulla può essere dato per scontato, che non sono i nostri “ruoli” che ci consentono di abitare lo spazio e il tempo, ma il senso (come significato e come direzione) che sappiamo dare al nostro esserci. Un senso che va sempre ritrovato, rinnovato, rigenerato, anche e soprattutto con l’aiuto degli altri.

Per questo, momenti come quello del convegno che ieri si è concluso non sono solo riti (senza nulla togliere alla grandissima importanza del rito), ma occasioni di reciproco e fraterno richiamo alla responsabilità e alla testimonianza. Solo chiedendoci “che ci faccio qui?” possiamo poi passare alla domanda “operativa”: “che posso fare?”.

“Abitare” è molto più che “stare”, e molto diverso da “usare”. Abitare ha a che fare con “chi sono”, e “cosa posso fare” per dare senso, forma, bellezza e calore al luogo dove abito, dove sono le mie relazioni, dove si ancorano i miei ricordi e i miei vissuti. Come scriveva Illich: “In numerose lingue, ‘vivere’ è sinonimo di ‘abitare’. Chiedere ‘dove vivi?’ significa chiedere qual è il luogo dove la tua esistenza quotidiana forma il mondo. Dimmi come abiti e ti dirò chi sei”, e ancora “abitare significa essere presenti nelle proprie tracce, lasciare che la vita quotidiana iscriva la trama delle proprie biografie nel paesaggio”.

Il filosofo Heidegger citava poi spesso una frase di una poesia di Holderlin: “Poeticamente abita l’uomo”. Poesia è poiesis, fare. Ma un fare poetico, simbolico, creativo. E’ iscrivere i significati nel paesaggio, è allestire uno spazio propizio all’incontro, favorevole alla prossimità. Usando la leggerezza e la fantasia, l’originalità e la passione che abbiamo sperimentato in questi giorni, e che Mons. Domenico Pompili ci ha indicato come stile per umanizzare il continente digitale.

In questo spirito, un abbraccio grande a tutti, a Lucia, a Ruggiero, a mr. Magister, Francesca, i corsisti Anicec (che mi hanno salutato con l’annata, come il vino…), i nostri cari vescovi e tutte le persone che hanno partecipato, in tanti modi…

Buon abitare!

Cosa mi aspetto dal convegno

martedì, aprile 20th, 2010

Meno un giorno e ci siamo. Sono stati mesi molto impegnativi e posso testimoniare dall’interno che tutto è stato preparato e pensato con grande attenzione e cura, per rendere il convegno non solo un happening dei “nostri”, ma un momento di incontro e di scambio con tutte le persone, credenti e non credenti, che hanno a cuore l’essere umano in questo tempo di grandi sfide e grandi opportunità. Io mi aspetto di poter condividere e discutere i risultati della nostra ricerca in un clima costruttivo, raccogliendo le testimonianze di chi, a diverso titolo, popola gli spazi digitali o sente l’urgenza di capire meglio quello che sta accadendo, per poter incontrare chi in questi territori vive molte ore della propria giornata, e per poter dare una forma degna dell’essere umano al continente digitale. Mi aspetto di poter ascoltare parole e testimonianze che gettino luce sul presente e alimentino la speranza di poterlo vivere da testimoni, da “protagonisti deboli”, ma soprattutto da fratelli. Mi aspetto un clima di accoglienza reciproca, di amicizia e anche di festa, e soprattutto mi aspetto di incontrare faccia a faccia, nella concretezza di uno spazio e di un tempo abitato insieme, tante persone con le quali immaginare il futuro. Spero che sapremo ascoltare con le orecchie e il cuore aperti le parole del Papa e fargli sentire la nostra affettuosa presenza. Spero di conoscere di persona tutti voi, che ci avete letti in questi mesi e che avete aspettato, con fiducia e con impegno, questo momento con noi: arrivederci a Roma!

Conto alla rovescia

lunedì, aprile 12th, 2010

Si avvicina il convegno Testimoni Digitali, e questo spiega la mia latitanza dal blog degli ultimi giorni, poichè le energie sono tutte concentrate, oltre che sulle attività ordinarie (famiglia, insegnamento etc.), sulla preparazione dei materiali per le giornate del convegno, ma anche per il nuovo sito, che ospiterà  una sezione dedicata alla ricerca su “Relazioni comunicative e affettive dei giovani nello scenario digitale” che abbiamo svolto come Università Cattolica.

Non posso anticipare nulla, ma posso dire, anche se con cautela, che emergono  buone notizie dal continente digitale, e premesse per guardare con speranza al futuro…

La socialità va in rete

martedì, aprile 6th, 2010

Secondo una mappa stilata dal Global Web Index, sulla base di un questionario somministrato a 32 mila utenti web, le abitudini in rete dal 2009 al 2010 hanno già subito una serie di trasformazioni. Per restare all’Italia, per esempio, Twitter cala, e si verifica anche una lieve flessione dei blog, mentre aumenta moltissimo la quantità di persone che gestiscono un profilo personale (il 5,3% in più dello scorso anno).(global Map of Social Web Involvement – Global Web Index 2009-1

Come ogni dato, anche questo è ambivalente. Da un lato, si potrebbe pensare che la socialità si trasferisce in rete, a scapito delle relazioni faccia a faccia nella quotidianità “offline”; dall’altro è anche vero che in un mondo complesso come quello in cui viviamo, la “manutenzione delle relazioni” può trarre grandissimo giovamento dai nuovi ambienti digitali, che consentono di mantenere contatti, organizzare incontri, rintracciare persone, mettere in relazione gruppi, costruire spazi comuni da abitare…

L’esplosione dei social network è in fondo una buona notizia, se riesce a costruire un terreno in cui esprimere e coltivare questo tratto antropologico fondamentale. Come scrive il Papa nella Caritas in Veritate, al n. 55, “La rivelazione cristiana sull’unità del genere umano presuppone un’interpretazione metafisica dell’humanum in cui la relazionalità è un elemento essenziale”.

La testimonianza di un “non credente”

sabato, aprile 3rd, 2010

Oggi i miei auguri per una Santa Pasqua di Resurrezione si esprimono attraverso la testimonianza di una persona che si definisce “non credente”, ma che offre un dono prezioso a credenti e non credenti: il dono del dubbio. Ai non credenti il dubbio che lo spazio dell’infinito esista e ci interpelli tutti, e che il desiderio di salire le alture delle fede non debba essere represso; ai credenti il dubbio che impedisce di stare “impiantati nel centro delle proprie certezze”, e che spinge a restare sempre sul passaggio, ad aprire le brecce dove ci sono muri, a “perseguitare” il Creatore in cerca di segni della sua presenza, ad “azzardarsi in un altrove assetato”.

Grazie a Erri De Luca .

“Pasqua è voce del verbo “pèsah”, passare.
Non è festa per i residenti,
ma per migratori che si affrettano al viaggio.
Da non credente vedo le persone di fede così,
non impiantate in un centro della loro certezza
ma continuamente in movimento sulle piste.
Chi crede è in cerca di un rinnovo quotidiano dell’energia di credere,
scruta perciò ogni segno di presenza.
Chi crede, insegue, perseguita il creatore costringendolo a manifestarsi.
Perciò vedo chi crede
come uno che sta sempre su uno “pèsah”, passaggio.
Mentre con generosità si attribuisce al non credente
un suo cammino di ricerca,
è piuttosto vero che il non credente è chi non parte mai,
chi non si azzarda nell’altrove assetato del credente.
Ogni volta che è Pasqua,
urto contro la doppia notizia delle scritture sacre,
l’uscita d’Egitto e il patibolo romano della croce piantata sopra Gerusalemme.
Sono due scatti verso l’ignoto.
Il primo è un tuffo nel deserto
per agguantare un’altra terra e una nuova libertà.
Il secondo è il salto mortale oltre il corpo e la vita uccisa,
verso la più integrale resurrezione.
Pasqua/pèsah è sbaraglio prescritto,
unico azzardo sicuro perché affidato alla perfetta fede di giungere.
Inciampo e resto fermo,
il Sinai e il Golgota non sono scalabili da uno come me,
che pure in vita sua ha salito e sale cime celebri e immense.
Restano inaccessibili le alture della fede.
Allora sia Pasqua piena per voi che fabbricate passaggi
dove ci sono muri e sbarramenti,
per voi apertori di brecce,
saltatori di ostacoli,
corrieri a ogni costo,
atleti della parola pace.”