Oggi è la festa della mamma, e come regalo a tutte le mamme, anzi a tutte le donne, suggerisco un libro e una canzone. Il libro è In nome della madre di Erri De Luca, la storia dell’annunciazione, della gravidanza di Maria e della nascita di Gesù vista dalla parte di Maria. E’ un testo semplice e poetico, ed è bellissimo che ad averlo scritto sia un uomo, che per di più si definisce non credente. E’ il segno che la disposizione di apertura ci fa accogliere l’alterità e ce la fa comprendere, a dispetto delle differenze e dell’impossibilità di afferrarla e persino di conoscerla fino in fondo.
La canzone è Ave Maria di De Andrè, altro testo poetico scritto da un uomo, certamente laico ma profondamente attento all’umano. Dalle sue parole viene per me un richiamo a ciò che di più vero c’è nella natura femminile, al di là dell’essere madre in senso biologico: la capacità di accogliere e non solo di attrarre, di sapersi lasciar attraversare dalla vita e non solo di cercare di fermare il tempo, di aprirsi all’ignoto (a partire da quell’essere assolutamente imprevedibile che ci “abita” prima ancora che riusciamo a vederlo, che è il figlio), senza avere l’ansia di prevederlo, organizzarlo, neutralizzarne la capacità di rivoluzionare le nostre vite: “Femmine un giorno, e poi madri per sempre, nella stagione che stagioni non sente”.
