La Bibbia e twitter

La parola poetica e la narrazione sono ambiti straordinari di comprensione di sè e  del mondo e di apertura all’infinito; ambiti che nella Bibbia trovano espressione suprema.

E se la Bibbia non può stare nei 140 caratteri di un tweet, il cinguettio può accendere una curiosità che magari riesce a trasformarsi in desiderio. Come ha suggerito Mons. Ravasi in una recente intervista  (http://www.adnkronos.com/IGN/News/CyberNews/Chiesa-card-Ravasi-portero-la-Bibbia-su-blog-e-twitter_312107355894.html):

”E’ importante fare conoscere la Bibbia. Anche utilizzando gli strumenti comunicativi dei giovani: come Twitter, i siti Internet. Attraverso una frase o una parola dominante in un brano, come carita’, amore, dolore, perdono, s’invoglia a leggere tutto il passo”.   ”Leggere la Bibbia ha senso soprattutto oggi, anche per un non credente. Viviamo in tempi di superficialita’, approssimazione e, quel che e’ peggio, d’indifferenza, la grande malattia trionfante odierna. La Bibbia e’ la stella polare della nostra cultura”. ”Un grande testo etico ma anche estetico  perche’ e’ scritto benissimo. Ci sono le vicissitudini dell’uomo, l’amore, la guerra, la fratellanza, la poesie, il riso e le lacrime. Noi possiamo non osservarne gli insegnamenti, ma ci indica un senso, una storia. Aiuta a diradare la nebbia in cui viviamo”.

Solo attraverso la bellezza, che non esclude la rappresentazione del dramma della libertà, possiamo avvicinarci alla fede. Lo scriveva Flannery o’Connor, con parole che ancora ci provocano:

“Nulla garantirà il futuro della narrativa cattolica quanto la rinascita della tradizione biblica. Infatti la nostra reazione nei confronti della vita sarà ben diversa se ci hanno inoculato soltanto una definizione della fede, o se abbiamo tremato insieme ad Abramo che levava il coltello su Isacco” (in A. Spadaro, Flannery o’ Connor . Il volto incompiuto, Milano, Bur, 2011, p.17).

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2 Responses to “La Bibbia e twitter”

  1. mr.magister scrive:

    C’è una domanda implicita di spiritualità nella nostra società che, forse, sta anche alla base della così detta “emergenza educativa”. Sui media viaggiano messaggi rivolti principalmente al CORPO (in senso edonistico o narcisistico) o alla MENTE (per conoscere o per ri-conoscersi nei social network). E anche se non sono rari i tentativi di rivolgersi allo SPIRITO spesso si tratta di messaggi che coinvolgono soltanto a livello emotivo o mentale, ma che non sono in grado di sconvolgere la nostra esistenza. Probabilmente allora servono “meno parole e più PAROLA” (fu il tema di un bellissimo ritiro spirituale, vissuto in parrocchia, da giovane). E seguendo le “PAROLE DI CARNE” (altro bellissimo tema di un campo scuola dell’epoca) di GESÙ CRISTO, con la nostra TESTIMONIANZA, potremmo tentare di essere rete per “SCONVOLGERE” online e offline.

  2. eratestimone scrive:

    Caro Mr. Magister, intanto scusa del ritardo con cui pubblico e rispondo, ma oltre a essere un periodo denso per la famiglia (lauree, maturità, esami….) e’ stato anche un periodo di arrivi e accoglienze che hanno lasciato poco spazio all’online…
    Sono contenta pero’ di risponderti dopo aver ascoltato un amico e collega filosofo che, in un bel seminario cui abbiamo compartecipato, ha sollevato una questione cruciale rispetto a quell’unione paradossale di singolarita’ e universalita’, immanenza e trascendenza che e’ l’incarnazione. Il tam tam culturale intorno a noi esaspera il corpo rendendolo idolo, ma soprattutto rimuovendo, a favore di un approccio totalmente edonista, l’elemento fondamentale che sempre si accompagna all’incarnazione, ovvero la drammaticità. Questa può assumere tante forme: il limite, l’ inadeguatezza, il non riconoscimento, fino alla sofferenza e alla morte. L’incarnazione di Gesu’ non e’ certo stata una trionfale passeggiata sulla terra, e il misconoscimento, tradimento, supplizio cui e’ stato sottoposto sono l’altra faccia, inseparabile, della tenezza, dei gesti offerti e ricevuti, di una condivisione senza il corpo non sarebbe stata così piena. Se ci si dimentica di questa dualità insopprimibile(che non e’ un dualismo, ma una unione nella differenza) cadiamo nel ridicolo, nel grottesco, nella rimozione del reale (come direbbero gli psicanalisti). La bellezza della corporeità sta nella sua fragilità, nel rischio di nientificazione che sempre ci accompagna e ci fa ridefinire le proporzioni, oltre che il modo di avere cura del nostro corpo e di quello degli altri. E’ un discorso che riprenderemo….

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