Una teoria molto in voga alla fine degli anni ‘70 relativamente agli effetti della televisione sul mondo sociale era la “teoria della coltivazione”: in estrema sintesi essa sosteneva che i forti consumatori di TV subivano una sorta di “processo di coltivazione”, ovvero erano portati ad “assorbire” i contenuti televisivi, che diventavano la fonte principale di conoscenza del mondo, promuovendo un vero e proprio “spostamento di realtà”. Nonostante il sapore un po’ determinista, c’è certamente del vero in questa ipotesi: in mancanza di altre risorse, e di esperienze dirette in una serie di ambiti, le “television answers” tendono ad assumere un ruolo cruciale nella percezione del mondo, ancora oggi, per tante persone (generando, per esempio, la paura per gli immigrati, dei quali fa notizia solo il gesto deviante).
Se non avessimo a disposizione anche altri ambienti informativi, in primis la rete, l’immagine che avremmo del mondo che ci circonda sarebbe veramente desolante (e non c’è bisogno di fare un elenco dettagliato, basta pensare alla scena politica dell’ultimo periodo). Se ci affidassimo soltanto alle immagini televisive e ai racconti della stampa, che ritengono “notiziabile” solo la violenza, la trasgressione e la rissa, la nostra percezione sarebbe saturata da rappresentazioni di una realtà che non lascia alcuno spiraglio per la speranza, nè tantomeno offre appigli e motivazioni per l’impegno.
Fortunatamente l’Italia non è l’Italia televisiva, o l’Italia dei giornali. Fortunatamente lo spostamento di realtà prodotto dai media tradizionali può essere bilanciato dalla percezione che la rete rende possibile, e che consente di diversificare le fonti, scambiarsi opinioni, attingere direttamente a documenti ufficiali, farsi un’idea di quanto dicono i media stranieri ma, soprattutto, far emergere quelle realtà che per definizione, malauguratamente, sfuggono ai criteri malati della notiziabilità dei media mainstream.
La rete non è nemmeno solo un palcoscenico di prosumers che creano materiali per la rete stessa: è molto di più, è potenzialmente un luogo di visibilità, ascolto, connessione delle realtà sane, attive, innovative che in tanti settori diversi operano nel nostro Paese.
E’ ora di raccontare una storia diversa del mondo in cui viviamo: non una bella favola inventata tanto per consolarsi, ma una storia che prenda sul serio i tanti esempi di ingegno, creatività, risposte collettive alle questioni comuni e li intrecci a comporre una diversa immagine del Paese, non meno vera, anzi! di quella che ogni giorno ci deprime dal teleschermo. La rete può essere il luogo dei testimoni: non solo un ambito di “consumo produttivo” estemporaneo, ma un luogo di emersione e connessione di ciò che già esiste, nella concretezza delle vite di tanti, che cercano di valorizzare le eredità ricevute, le risorse a disposizione, le proprie capacità con e per gli altri.
Con la convinzione che la vocazione della rete possa essere potenziare la realtà concreta, anzichè costruire un mondo a parte, e che il potere connettivo vada valorizzato a beneficio del vivere insieme e del bene comune è nato da poco un sito che vi invito a visitare, dove un gruppo di lavoro (di cui faccio parte) cerca di “ascoltare” e “mettere in rete” le realtà belle, che sono tante, di questo nostro Paese, in questo nostro presente. Il sito è www.generativita.it e, con tutte le difficoltà di un cammino ai suoi primi passi, può già offrire una serie di esempi per ri-spostare la nostra immagine del mondo in cui viviamo: un compito a cui siamo tutti chiamati, e per il quale la rete è una grande risorsa.
