<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>L&#039;era dei Testimoni &#187; ambiente</title>
	<atom:link href="http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/tag/ambiente/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu</link>
	<description>Abitare il continente digitale - Chiara Giaccardi</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Jun 2011 20:17:37 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Quando, troppo immersi nell&#8217;ambiente o in noi stessi, diventiamo &#8220;idioti&#8221;</title>
		<link>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/10/15/quando-troppo-immersi-nellambiente-o-in-noi-stessi-diventiamo-idioti/</link>
		<comments>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/10/15/quando-troppo-immersi-nellambiente-o-in-noi-stessi-diventiamo-idioti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 11:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eratestimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati digitali]]></category>
		<category><![CDATA[nativi digitali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/?p=317</guid>
		<description><![CDATA[Per McLuhan l&#8217; &#8220;idiota tecnologico&#8221; (dal greco idiotes, chi sta fuori dalla cosa pubblica ed è ripegato sul privato) rappresenta un&#8217;inversione paradossale della figura del greco sprovveduto, segnato però dalla stessa incapacità di vedere: se nell&#8217;antica grecia era incapace di vedere chi stava troppo &#8220;fuori&#8221; dalla polis, oggi è incapace di vedere chi sta troppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per McLuhan l&#8217; &#8220;idiota tecnologico&#8221; (dal greco <em>idiotes</em>, chi sta fuori dalla cosa pubblica ed è ripegato sul privato) rappresenta un&#8217;inversione paradossale della figura del greco sprovveduto, segnato però dalla stessa incapacità di vedere: se nell&#8217;antica grecia era incapace di vedere chi stava troppo &#8220;fuori&#8221; dalla <em>polis</em>, oggi è incapace di vedere chi sta troppo &#8220;dentro&#8221; l&#8217;ambiente ipermediale, e non si rende nemmeno conto di quali sono le opportunità e i rischi che, come ogni situazione, anche quella in cui è immerso gli presenta.</p>
<p>Mi piace citare a riguardo la storiella dei pesci:</p>
<p>“Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice:  &#8211; Salve ragazzi. Com’è l’acqua? – I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa:  &#8211; Che cavolo è l’acqua?” (David Foster Wallace, <em>Questa è l’acqua, </em>Einaudi 2009).</p>
<p>Si rischia (soprattutto i &#8220;nativi digitali&#8221;) di sapersi muovere velocissimamente nelle acque digitali, senza rendersi però conto che di acque appunto si tratta, e che forse è meglio nuotare dove l&#8217;acqua è più pulita, o darsi da fare per migliorarne la qualità laddove non lo è&#8230;.</p>
<p>Oppure si rischia, da pesci anziani (o &#8220;immigrati digitali&#8221;) di muoversi goffamente, sforzandosi  &#8211; faticosamente quanto invano -  di nuotare controcorrente.</p>
<p>Quanto al rischio dell&#8217;&#8221;idiozia&#8221; (nel senso mcluhaniano, naturalmente) ce n&#8217;è per tutti.</p>
<p>Che cosa mi insegna questa storiella, che come tutte le metafore è generativa? Personalmente, l&#8217;assurdità dell&#8217;idea dell&#8217;autosufficienza. Mai come oggi abbiamo bisogno gli uni degli altri, mai come oggi è evidente che solo l&#8217;altro ci libera dalla nostra &#8220;idiozia&#8221;. E se l&#8217;essere umano, come scrive Rahner in una bellissima espressione, è antropologicamente &#8220;l&#8217;essere dell&#8217;intercomunicazione&#8221;, mai come oggi &#8211; e lo dico consapevolmente, all&#8217;inizio del decennio dell&#8217;educazione -, solo attraverso il reciproco accogliersi ed educarsi può avere luogo, oltre che il &#8220;miracolo&#8221; della comunicazione, anche quello di una umanizzazione dell&#8217;ambiente postmediale in cui viviamo:</p>
<p>&#8220;Il dialogo è ciò che fa, ciò che deve fare di una necessaria informazione l&#8217;elemento di una formazione. Lo scambio tra chi educa e chi viene educato tende a essere il crogiolo dove si operano lentamente il mutamento della cultura e l&#8217;evoluzione del linguaggio: è lì, in modo privilegiato, che devono mescolarsi due correnti, quella di una tradizione e quella di una rivoluzione; è lì che si costituisce un &#8216;umanesimo in sviluppo&#8217;, e che si forma l&#8217;uomo moderno, che insegna a che impara, chiamato a imparare per tutta la vita&#8221; (M. De Certeau, <em>Lo straniero o l&#8217;unione nella differenza</em>, Milano, Vita e Pensiero 2010, p. 53)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/10/15/quando-troppo-immersi-nellambiente-o-in-noi-stessi-diventiamo-idioti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ancora sull&#8217;abitare</title>
		<link>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/05/04/ancora-sullabitare/</link>
		<comments>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/05/04/ancora-sullabitare/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 May 2010 19:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eratestimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[abitare]]></category>
		<category><![CDATA[abitudine]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[habitus]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/?p=241</guid>
		<description><![CDATA[Dopo qualche giorno di (molto relativa) vacanza, rieccoci qui a condividere le nostre riflessioni da cittadini del pianeta digitale. Nei prossimi giorni intendo tornare sui risultati della ricerca che abbiamo presentato al convegno (e che trovate all&#8217;indirizzo www.testimonidigitali.it/ricerca), ma oggi voglio prendere in prestito le parole, molto belle secondo me, di padre Antonio Spadaro, uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo qualche giorno di (molto relativa) vacanza, rieccoci qui a condividere le nostre riflessioni da cittadini del pianeta digitale. Nei prossimi giorni intendo tornare sui risultati della ricerca che abbiamo presentato al convegno (e che trovate all&#8217;indirizzo <a href="http://www.testimonidigitali.it/ricerca">www.testimonidigitali.it/ricerca</a>), ma oggi voglio prendere in prestito le parole, molto belle secondo me, di padre Antonio Spadaro, uno dei relatori al convegno Testimoni Digitali. E&#8217; appena uscito un suo libro che vi raccomando, <em>Svolta di respiro. Spiritualità della vita contemporanea</em> (Milano, Vita e Pensiero 2010) da cui traggo questi pensieri sull&#8217;abitare.</p>
<p>&#8220;Un luogo diventa propriamente <em>ambiente</em> se è considerato nel suo <em>essere per</em>, in relazione a qualcuno o qualcosa. Altrimenti quel luogo resta anonimo, non significativo, irrelato, chiuso nel suo anonimato&#8230; Parlare di ambiente allora significa parlare di scambi, di relazioni, di significati tra noi, gli altri, le cose&#8230;. Per l&#8217;uomo l&#8217;ambiente può essere: casa, prigione, luogo  a cui adeguarsi, luogo da plasmare oppure addirittura da conquistare. La nostra relazione con l&#8217;ambiente è espressione del nostro modo di essere nel mondo&#8230; L&#8217;ambiente abitato diventa  <em>habitus</em>, abito, termine ricco delle connotazioni di &#8216;abito&#8217; e &#8216;abitudine&#8217;. Che cosa accomuna il vestito e l&#8217;abitudine? Innanzi tutto il fatto di starci addosso, di essere adeguato a noi e modellato su di noi. E il primo abito/abitudine è quello radicale di essere&#8230; Qui il termine non significa meccanica e noiosa abitudine di essere a questo mondo, ma qualità essenziale, disposizione interiore a essere, a vivere. Questo è il vero e fondamentale sentirsi a casa. Allora la stessa esistenza diventa un ambiente di vita.</p>
<p>Riflettere sugli ambienti significa meditare su ciò che ci sta addosso, che ci modella, e che noi contribuiamo a modellare. Innanzitutto il fatto stesso di essere&#8221; (pagg. 207-208).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/05/04/ancora-sullabitare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I media come ambiente</title>
		<link>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/03/11/i-media-come-ambiente/</link>
		<comments>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/03/11/i-media-come-ambiente/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 15:31:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eratestimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[Massaggio]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[visibilità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/?p=124</guid>
		<description><![CDATA[Rileggendo alcuni vecchi testi di McLuhan, ho riscoperto la radice originaria dei termini che utilizziamo in modo ormai quasi automatico, utilissima per correggere le distorsioni semantiche, e prospettiche, che abbiamo impresso alle parole di uso più comune (a questo scopo trovo utilissimo ricorrere appena possibile al senso etimologico, e suggerisco allo scopo questo dizionario on-line, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rileggendo alcuni vecchi testi di McLuhan, ho riscoperto la radice originaria dei termini che utilizziamo in modo ormai quasi automatico, utilissima per correggere le distorsioni semantiche, e prospettiche, che abbiamo impresso alle parole di uso più comune (a questo scopo trovo utilissimo ricorrere appena possibile al senso etimologico, e suggerisco allo scopo questo dizionario on-line, che consente scoperte molto interessanti: <a href="http://www.etimo.it/">http://www.etimo.it</a>/).</p>
<p>Il termine &#8220;medium&#8221;, per esempio, è una parola latina che non ha come primo significato quello di strumento, bensì quello di &#8220;mezzo&#8221; in senso spaziale (stare in mezzo a una piazza, la virtù sta nel mezzo), che poi acquisisce il senso di visibilità, di spazio pubblico (chi sta in mezzo è ben visibile). Quindi, originariamente, il medium è uno spazio centrale, uno spazio di grande visibilità.</p>
<p>Anche il termine &#8220;ambiente&#8221; è interessante, perchè nella sua accezione originaria latina (<em>ambiens</em>) indica la &#8220;materia fluida che gira intorno a una cosa, l’aria che la circonda&#8221;: e l&#8217;aria, lo sappiamo, è invisibile.</p>
<p>I media sono quindi degli ambienti che consentono una grande visibilità, ma tendono a essere &#8220;invisibili&#8221; nel loro modo di operare. Per questo McLuhan scriveva: “Il presente è sempre invisibile perché ambientale. Nessun ambiente è percettibile, semplicemente perché satura l’intero campo dell’attenzione”.</p>
<p>Solo la consapevolezza di come i media funzionano, estendendo in un certo modo la nostra sensorialità, e ci &#8220;massaggiano&#8221;, immergendoci in un ambiente di stimolazioni sensoriali intense, può renderci capaci di sfruttare le opportunità del continente digitale, senza rimanere &#8220;narcotizzati&#8221;. Perchè, sempre per citare McLuhan, &#8220;Quando il coinvolgimento è massimo, ne siamo quasi istupiditi&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/03/11/i-media-come-ambiente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Non solo al presente</title>
		<link>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/02/11/non-solo-al-presente/</link>
		<comments>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/02/11/non-solo-al-presente/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 18:44:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eratestimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[presente]]></category>
		<category><![CDATA[sensi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/?p=35</guid>
		<description><![CDATA[Il mondo digitale non è un mondo di strumenti, che utilizziamo e poi mettiamo da parte quando hanno svolto la loro funzione. E’ un ambiente in cui siamo immersi, in cui sempre più persone vivono costantemente iperconnesse, E’ rispetto a questo contesto che la figura del testimone oggi si definisce, come un modello e come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo digitale non è un mondo di strumenti, che utilizziamo e poi mettiamo da parte quando hanno svolto la loro funzione. E’ un ambiente in cui siamo immersi, in cui sempre più persone vivono costantemente iperconnesse, E’ rispetto a questo contesto che la figura del testimone oggi si definisce, come un modello e come un compito che, da persone a cui questo mondo e chi lo abita stanno a cuore, ci poniamo.<br />
Su queste pagine digitali vorrei provare, spero col vostro aiuto, a mettere a fuoco i caratteri e i compiti del testimone oggi. Intanto, come si è visto, il testimone ha a che fare con l’esperienza, coi sensi. Può annunciare solo ciò che lo ha toccato.<br />
Oggi vorrei sottolineare un aspetto forse meno immediato, ma credo importante: il testimone capisce “dopo”. Non ha subito tutto chiaro. Anzi, spesso riconosce l’evento, e soprattutto il suo significato, solo quando è passato.<br />
Michel De Certeau in <em>Mai senza l’Altro</em>, spiega bene questo punto, e mi pare bello prendere in prestito le sue parole:<br />
“Vi sono nella storia personale e nella storia dell’umanità delle rotture, momenti privilegiati e che appaiono come tali. Avviene qualcosa che sorprende e che pone un inizio.<br />
Nessuno di noi ignora questi momenti talora segreti, e che ci è dato di capire soltanto molto tempo dopo che sono accaduti. Siamo mossi da eventi che ci cambiano, e di cui ci rendiamo conto molto più tardi. Forse c’è qui uno degli aspetti più caratteristici dell’evangelo: i discepoli, gli apostoli, i testimoni non cessano di comprendere solo più tardi ciò che è successo loro. Il senso e l’intelligenza vengono dopo l’evento…. C’è un ritardo dell’intendere”.<br />
Dio lo riconosciamo “di spalle”, perché eccede le nostre categorie e le nostre modalità di percezione. Ma per riconoscerlo dobbiamo ricordare. E’ nella memoria che rileggiamo certi eventi, certi incontri, certe gioie o sofferenze, come Suoi segni.<br />
Per questo il testimone non può accontentarsi di vivere solo nell’immersione del presente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/02/11/non-solo-al-presente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

