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Ancora sull’abitare

martedì, maggio 4th, 2010

Dopo qualche giorno di (molto relativa) vacanza, rieccoci qui a condividere le nostre riflessioni da cittadini del pianeta digitale. Nei prossimi giorni intendo tornare sui risultati della ricerca che abbiamo presentato al convegno (e che trovate all’indirizzo www.testimonidigitali.it/ricerca), ma oggi voglio prendere in prestito le parole, molto belle secondo me, di padre Antonio Spadaro, uno dei relatori al convegno Testimoni Digitali. E’ appena uscito un suo libro che vi raccomando, Svolta di respiro. Spiritualità della vita contemporanea (Milano, Vita e Pensiero 2010) da cui traggo questi pensieri sull’abitare.

“Un luogo diventa propriamente ambiente se è considerato nel suo essere per, in relazione a qualcuno o qualcosa. Altrimenti quel luogo resta anonimo, non significativo, irrelato, chiuso nel suo anonimato… Parlare di ambiente allora significa parlare di scambi, di relazioni, di significati tra noi, gli altri, le cose…. Per l’uomo l’ambiente può essere: casa, prigione, luogo  a cui adeguarsi, luogo da plasmare oppure addirittura da conquistare. La nostra relazione con l’ambiente è espressione del nostro modo di essere nel mondo… L’ambiente abitato diventa  habitus, abito, termine ricco delle connotazioni di ‘abito’ e ‘abitudine’. Che cosa accomuna il vestito e l’abitudine? Innanzi tutto il fatto di starci addosso, di essere adeguato a noi e modellato su di noi. E il primo abito/abitudine è quello radicale di essere… Qui il termine non significa meccanica e noiosa abitudine di essere a questo mondo, ma qualità essenziale, disposizione interiore a essere, a vivere. Questo è il vero e fondamentale sentirsi a casa. Allora la stessa esistenza diventa un ambiente di vita.

Riflettere sugli ambienti significa meditare su ciò che ci sta addosso, che ci modella, e che noi contribuiamo a modellare. Innanzitutto il fatto stesso di essere” (pagg. 207-208).