Sabato scorso, in oltre 30 città europee, è stato mostrato e discusso un documentario sul declino demografico, visionabile in inglese all’indirizzo http://vodpod.com/watch/1326930-demographic-winter-decline-of-the-human-family.
Nonostante i toni un po’ apocalittici, i dati riportati (sull’invecchiamento della popolazione, il declino delle nascite e gli effetti a medio e lungo termine di questa tendenza che investe tutto il pianeta) disegnano uno scenario che è realmente inquietante (per saperne di più si può visitare il sito http://www.demographicwinter.com/index.html).
Tra le cause del declino demografico vengono menzionati l’aumento del benessere, la rivoluzione sessuale, l’aumento nel numero delle donne lavoratrici, il divorzio facile, la diffusione di idee errate sulla “bomba demografica” e la crisi di cibo.
Certamente tutti questi elementi hanno un loro peso, ma nessuno sembra veramente in grado di spiegare il fenomeno. In occidente pesano certamente da un lato una idea riduttiva e distorta di libertà come assenza di vincoli, e dall’altro un conformismo sociale che fa aumentare a dismisura la quantità di beni ritenuti necessari per sposarsi prima e avere figli poi. Ma gli effetti miopi di questo egoismo culturale si stanno già osservando.
Dato che il problema è già a uno stadio avanzato (nella piccola città del nord Italia in cui vivo, per esempio, il 60% dei nuclei familiari è composto da 1 o massimo 2 membri!), occorre urgentemente porre rimedio, lavorando su più fronti.
Prima di tutto dal lato della cultura, rompendo l’equazione libertà=assenza di vincoli (e quindi di figli, che sono il vincolo più vincolante di tutti). La libertà non è poter fare qualsiasi cosa (che significa, di fatto, non poter fare niente), ma scegliere a cosa dedicare la propria vita, a cosa legarsi, a quale senso fare spazio.
E la libertà non la si raggiunge mai da soli: l’ideologia del “tutto intorno a te” va giusto bene per vendere prodotti, certo non per costruire vite sensate e felici. E’ sempre l’altro che ci libera, che ci risveglia, che mette in moto le energie che da soli rischiamo di lasciare spegnere.
Ma oltre al cambiamento di mentalità è necessario un cambiamento di politiche sulla famiglia, a cominciare da quella cosa semplicissima che sono i quozienti familiari: se io che, da lavoratrice dipendente, con 5 figli pago le stesse tasse di colleghi senza figli, o pago le stesse rette del nido di chi di figli ne ha uno solo, c’è qualcosa che non va. E’ una questione di buon senso.
Aiutare la famiglia è investire in un ammortizzatore sociale insostituibile, in un luogo educativo fondamentale, in un ambito di cura e di alleanza intergenerazionale che va sostenuto e tutelato, nell’interesse del bene comune.
