Il testimone non è un eroe che trae da sé la propria forza, ma un essere pienamente umano, e dunque anche limitato e fragile, che riceve la forza per testimoniare proprio dall’affidarsi, che è il movimento contrario all’affermare se stessi. Solo in questo movimento può aver luogo la testimonianza, come ci insegnano le scritture.
“Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire” (Lc 12, 11-12).
“Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicchè tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere” (Lc 21, 14-15).
“Non spetta a voi conoscere tempi e momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra” (At 1, 7-8).
“E pregate anche per me, affinchè quando apro la bocca mi sia data la parola, per far conoscere con franchezza il mistero del Vangelo, per il quale sono ambasciatore in catene, e affinchè io lo possa annunciare con quel coraggio con il quale devo parlare” (Ef 4, 19-20).
“Ed è lo spirito che dà testimonianza, poiché lo Spirito è la verità
E la testimonianza è questa: Dio ci ha donato la vita eterna, e questa vita è nel suo Figlio. Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita” (1 Gv, 5,6; 5, 10-12).
Posts Tagged ‘fragilità’
La forza debole del testimone
domenica, febbraio 21st, 2010Il testimone non è un supereroe: fragilità del testimone
sabato, febbraio 20th, 2010Il testimone, in quanto essere umano, è fragile: la tentazione di autoassolversi di fronte all’errore, alla mancanza, all’omissione o quella di usarle la testimonianza a proprio vantaggio, e quindi tradire il mandato è sempre presente. Per fortuna il Vangelo ci offre, accanto a tutto il resto, un repertorio così vasto di situazioni possibili e “sceneggiature” di momenti critici della vita quotidiana (a volte sotto forma di domande a Gesù, a volte sotto forma di racconto e parabola, a volte attraverso la vita stessa dei discepoli) che riusciamo sempre a identificare la situazione che assomiglia alla nostra, e a trovare una risposta alle nostre domande, alle nostre inquietudini e una possibile via di uscita ai nostri fallimenti.
Il testimone non è l’eroe immacolato immune dalla debolezza e dall’errore. Persino Pietro ha rinnegato Gesù, non una ma tre volte. E questo, nonostante fosse stato avvisato (al che il suo orgoglio aveva avuto il sopravvento: quante volte, a proposito del male che vediamo negli altri, diciamo di noi stessi “figurati se io…”).
Il testimone sa che deve vigilare per preservare la purezza della propria testimonianza. Il testimone sa anche chiedere perdono se è venuto meno a questo compito, e ciò lo rende di nuovo degno. Anzi, spesso i testimoni più grandi sono quelli che hanno conosciuto la sofferenza, la debolezza, il male (da san Paolo a S. Agostino a S.Francesco).
In ogni caso, l’errore del testimone non dimostra l’inautenticità della verità testimoniata, ma solo la fragilità di chi, pur volendola testimoniare, la tradisce.
Ma soprattutto, proprio perchè conosce prima di tutto la propria fragilità, il testimone non è un giudice, ma sa coltivare la generosità verso gli altri. Come scrive Ricoeur (“Dio non è onnipotente”, in La logica di Gesù, Testi scelti a cura di E. Bianchi) compito del testimone è alimentare la generosità nei confronti “di coloro che hanno fatto un’altra scelta, e anche nei confronti della condizione umana, che viene considerata con benevolenza anziché essere scrutata con sospetto. Direi che per me la testimonianza dell’evangelo è lo sguardo di benevolenza sugli sforzi e sui fallimenti delle società umane, lo stesso sguardo che ha avuto Cristo sulla peccatrice. Si, per me essere testimone dell’evangelo significa avere questa attitudine di compassione e di indulgenza per la fragilità umana”.