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La centralità antropologica del testimone

mercoledì, febbraio 17th, 2010

In questo cammino di preparazione al convegno, oltre che riflettere sulle trasformazioni e le caratteristiche dell’ambiente digitale in cui siamo immersi, mi pare importante mettere a tema la ricchezza delle implicazioni che la figura del testimone suggerisce. Ve ne propongo alcune, in modo molto sintetico, come spunti per ulteriori elaborazioni e riflessioni comuni. Il ruolo del testimone ha infatti una ricchezza potenziale enorme e un valore programmatico che può essere culturalmente fondamentale, per credenti e non credenti, perchè a che fare:
- con la verità: il testimone prende la parola per dire  ciò che sa essere vero (parresìa) , perchè lo ha conosciuto e vissuto
- con la responsabilità: il testimone si prende la responsabilità nei confronti del vero di cui si fa portavoce, e delle persone alle quali testimonia. Potrebbe tacere, ma parla, anche se non è nel suo interesse, anche se non ne trae alcun vantaggio, anzi…
- con la valutazione: il testimone sceglie ciò che ha valore da trasmettere, e lo interpreta; la sua testimonianza non è casuale, non “registra” i fatti, ma riconosce dei significati e dei valori
- coi sensi: il testimone ha visto, ha ascoltato, è stato presente; ha mangiato lo stesso cibo e respirato la stessa aria di coloro dei quali parla.
- con l’azione: il testimone decide di non tenere per sè quello che ha visto, ma di farne lo stimolo per un’azione comunicativa, per una narrazione,  per un annuncio
- con la relazione: il testimone condivide, crea socialità attorno alla condivisione della conoscenza di quanto accade
- con la politica: il testimone può dare avvio a una mobilitazione collettiva che si interfacci con le istituzioni e offre il suo contributo di conoscenza e interpretazione
- con il tempo: il testimone è custode di ciò che ha visto e ascoltato, non lascia cadere nell’oblio ciò che accade, difende la memoria come luogo che ci impedisce di commettere sempre gli stessi errori; oggi, il testimone  non soggiace alla voracità della rete, che nella velocità e nella sovrabbondanza non gerarchizzata di novità continue rischia di deformare il nostro rapporto col tempo
- con il riconoscimento: il testimone si espone col suo volto e consente a ciò che ha visto e ascoltato di uscire dall’invisibilità, dal regime delle equivalenze e dal senso di irrilevanza
- con la giustizia: il testimone sostiene ciò che è vero e quindi giusto sostenere, anche a costo di pagare un prezzo personale (“martire”, in greco, significa appunto “testimone”); il testimone si oppone all’ingiustizia e alla disuguaglianza, e la sua testimonianza è uno strumento per combatterle pacificamente
- con la libertà: il testimone è guidato solo dal desiderio di testimoniare la parte di verità a cui ha avuto accesso, non è schiavo di interessi di altro tipo, ha a cuore solo il bene comune e la dignità e felicità dell’essere umano. Ha un punto di vista non ingabbiato nel dato di fatto. Testimonia per gratuità e libera scelta, e non per dovere o per coercizione. La sua testimonianza è una “eccedenza” rispetto al dovuto.

Questo, e certamente altro ancora….