In un mondo come il nostro, dove il vero problema non è l’ateismo ma l’idolatria (padre Tauran su Osservatore Romano http://www.vatican.va/news_services/or/index.htm, del 18/12, p. 11), accogliamo l’invito di Benedetto XVI a lasciare spazio al sacro.
Sacro, separato; non equivalente, non disponibile. Quell’oltre sulla base del quale ciò che è visibile e accessibile si definisce, distinguendosi, ma anche acquistando senso: il “profano”, pro-fanum, davanti al tempio, esterno al sacro ma confinante e comunicante con esso.
Sacro e profano: non due principi contrapposti, due ideologie tra cui scegliere, ma due dimensioni della vita umana, complementari e tanto meno “patologiche” quanto più restano in relazione tra loro. L’assolutizzazione del sacro rischia di generare fondamentalismo, quella del profano idolatria. In ogni caso, una riduzione e un impoverimento della nostra umanità.
Il sacro non lo si cerca, lo si accoglie; mettendosi in ascolto, facendo spazio, stando in silenzio.
Lasciandosi raggiungere, stupire, scuotere, sconvolgere.
Nella notte delle nostre vite, così buie se chiudiamo gli orizzonti.
Per gli auguri di Natale faccio allora mie le parole di Turoldo, e l’arte sacra di Rupnik.
Vieni di Notte
ma nel nostro cuore è sempre notte:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in silenzio,
noi non sappiamo più cosa dirci:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in solitudine,
ma ognuno di noi è sempre più solo:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni, Figlio della pace,
noi ignoriamo cosa sia la pace:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a liberarci,
noi siamo sempre più schiavi:
E dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a consolarci,
noi siamo sempre più tristi:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a cercarci,
noi siamo sempre più perduti:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni, tu che ci ami:
nessuno è in comunione col fratello
se prima non è con te, o Signore.
Noi siamo tutti lontani, smarriti,
né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo.
Vieni, Signore.
Vieni sempre, Signore.
David Maria Turoldo
