Il testimone aiuta a smascherare gli idoli, il tentativo della nostra cultura di inscatolare l’infinito nel finito e vendercelo. Il testimone denuncia gli “idoli muti”, che promettono una risposta al nostro bisogno di bellezza, di amore e di infinito, ma lo sfruttano a vantaggio di pochi, proponendo modelli e beni di consumo sempre nuovi (sostituendo l’”infinitazione” – l’infinita ripetizione del sempre nuovo, ma in fondo sempre uguale – alla ricerca dell’infinito), promettendo libertà e felicità, ma alimentando, alla fine, rassegnazione, sfiducia e cinismo.
Le raccomandazioni di S. Paolo sono dunque ancora oggi attualissime
“Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare senza alcun controllo verso gli idoli muti” (1 Cor 12,2).
“Verrà il giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutandosi di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. Tu, però, vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero” (2Tim 4, 3-5).