Dal 13 al 17 aprile Perugia ospita il Festival del Giornalismo. Nel suo discorso di apertura, Carlo De Benedetti ha ribadito il ruolo cruciale del giornalismo di qualità nel panorama sempre più complesso e caotico dell’informazione dell’era ipermediale: un ruolo che contribuisce all’esercizio della democrazia. Ne riporto un passaggio che mi pare significativo (per il testo completo (http://www.festivaldelgiornalismo.com/):
E’ un’evoluzione del problema che evidenziava Popper in relazione alla televisione. La democrazia – diceva Popper – ha sempre inteso far crescere il livello dell’educazione. È questa una sua vecchia aspirazione. Con “la televisione però - aggiungeva – questo non conta più, ma conta solo la quantità abbondante di sale e pepe che rende l’offerta ricca di sapori, rappresentati il più delle volte dal sensazionalismo o dall’estremismo dei concetti espressi”.
E’ un problema denunciato recentemente anche da Papa Benedetto XVI. Lo cito perché mi ha colpito per efficacia: ogni giorno – ha detto il Pontefice – attraverso i media “il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare più insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci”.
Anche questo è il problema che oggi abbiamo davanti. Ed è per questo che c’è un urgente bisogno di uno sforzo comune nella difesa di una informazione più critica e consapevole, un’informazione che aiuti a distinguere, a capire, a giudicare. Finanche educare.
L’informazione non può ridursi a istantanee giustapposte della realtà. Moises Naim, l’animatore di Foreign Policy, ha parlato della necessità di sherpa informativi. Ecco, i giornali sono degli sherpa informativi. Ma anche su internet servono gli sherpa. Anzi, nell’oceano di frammenti informativi di cui è costituita la rete è assolutamente necessaria la presenza di isole fatte di informazione di qualità, magari in collegamento e sinergia con i quotidiani, che possano costituire approdi sicuri per una cittadinanza consapevole.
Questa informazione va assolutamente sostenuta e fatta crescere. Perché, lo ripeto, è un’infrastruttura fondamentale della democrazia. Che sia su carta, che sia sul web, che sia in televisione o in radio.
Un’infomazione che fornisca, responsabilmente, bussole per orientarsi; che operi in sinergia tra media tradizionali e nuovi; che aiuti a distinguere e valutare, educando alla consapevolezza e al confronto è dunque possibile?

