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Pasqua

sabato, aprile 23rd, 2011

Pasqua significa ‘passaggio’. Dalla morte alla vita, dal peccato alla grazia, dal buio alla luce. Che sia davvero, per noi e per il mondo, un passaggio alla luce.

E unisco a questo mio augurio le parole, bellissime, che ho ricevuto da un’amica e che penso possano illuminare tutti, e un brano che ho trovato,  dai Canti Spirituali di Novalis, che accende la luce della speranza.

Pasqua, memoriale vivente del passaggio in cui tutta l’umanità  in noi  viene raggiunta là dove spesso si trova, all’ultimo gradino, raccolta e riplasmata: un brivido di novità autentica che spacca la scorza e rivela la vita salvata, quella vita che nessun sistema di vuoto e di morte può comprimere.
La vittoria della vita, nella Pasqua, è una vittoria di chi non vuol vincere, ma si lascia vincere da qualcosa di più grande, dall’Amore, e mentre non possiede niente si trova signore di tutto. Ci auguriamo di partecipare a questa vita e libertà mentre insieme camminiamo e condividiamo tensioni e ricerche per un presente e un futuro meno insensati.


Lo dico a tutti che è vivo

Ed è risorto,

Che in mezzo a noi si libra

E ci è per sempre accanto.

Lo dico a tutti, e ciascuno

Subito lo ripete agli amici,

Che dovunque in un’alba improvvisa

Spunta il nuovo regno dei cieli.

Egli vive, e per sempre

al nostro fianco rimane,

Anche se tutto ci abbandona!

Così sarà per noi

L’alba di questo giorno

Una festa che rinnova il mondo

Buona Pasqua, buon passaggio


La testimonianza di un “non credente”

sabato, aprile 3rd, 2010

Oggi i miei auguri per una Santa Pasqua di Resurrezione si esprimono attraverso la testimonianza di una persona che si definisce “non credente”, ma che offre un dono prezioso a credenti e non credenti: il dono del dubbio. Ai non credenti il dubbio che lo spazio dell’infinito esista e ci interpelli tutti, e che il desiderio di salire le alture delle fede non debba essere represso; ai credenti il dubbio che impedisce di stare “impiantati nel centro delle proprie certezze”, e che spinge a restare sempre sul passaggio, ad aprire le brecce dove ci sono muri, a “perseguitare” il Creatore in cerca di segni della sua presenza, ad “azzardarsi in un altrove assetato”.

Grazie a Erri De Luca .

“Pasqua è voce del verbo “pèsah”, passare.
Non è festa per i residenti,
ma per migratori che si affrettano al viaggio.
Da non credente vedo le persone di fede così,
non impiantate in un centro della loro certezza
ma continuamente in movimento sulle piste.
Chi crede è in cerca di un rinnovo quotidiano dell’energia di credere,
scruta perciò ogni segno di presenza.
Chi crede, insegue, perseguita il creatore costringendolo a manifestarsi.
Perciò vedo chi crede
come uno che sta sempre su uno “pèsah”, passaggio.
Mentre con generosità si attribuisce al non credente
un suo cammino di ricerca,
è piuttosto vero che il non credente è chi non parte mai,
chi non si azzarda nell’altrove assetato del credente.
Ogni volta che è Pasqua,
urto contro la doppia notizia delle scritture sacre,
l’uscita d’Egitto e il patibolo romano della croce piantata sopra Gerusalemme.
Sono due scatti verso l’ignoto.
Il primo è un tuffo nel deserto
per agguantare un’altra terra e una nuova libertà.
Il secondo è il salto mortale oltre il corpo e la vita uccisa,
verso la più integrale resurrezione.
Pasqua/pèsah è sbaraglio prescritto,
unico azzardo sicuro perché affidato alla perfetta fede di giungere.
Inciampo e resto fermo,
il Sinai e il Golgota non sono scalabili da uno come me,
che pure in vita sua ha salito e sale cime celebri e immense.
Restano inaccessibili le alture della fede.
Allora sia Pasqua piena per voi che fabbricate passaggi
dove ci sono muri e sbarramenti,
per voi apertori di brecce,
saltatori di ostacoli,
corrieri a ogni costo,
atleti della parola pace.”