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Abitare il web
sabato, maggio 21st, 2011Il testimone abita…
domenica, aprile 25th, 2010Credo che per tutte le persone che hanno partecipato, e spero che un po’ di sapore sia arrivato anche a chi si è collegato via web, “Testimoni digitali” sia stata una bellissima occasione per condividere saperi ed esperienze, per scambiarsi impegni di incontro e collaborazione, ma soprattutto per stare insieme, con gioia, nella fede che accomuna e rende ricchezza le nostre diversità.
Spero che voi, come è successo a me, abbiate ricevuto qualche spunto in più per progettare il vostro “abitare” il continente digitale. Vorrei richiamare la domanda molto semplice, ma fondamentale, che si è posto (con l’umiltà che è tipica del testimone) e ci ha indirettamente posto ieri Marco Tarquinio, il direttore di Avvenire, prima dell’udienza con Benedetto XVI: “Ma io che cosa ci faccio qui?”. E’ la domanda della responsabilità e della consapevolezza che nulla può essere dato per scontato, che non sono i nostri “ruoli” che ci consentono di abitare lo spazio e il tempo, ma il senso (come significato e come direzione) che sappiamo dare al nostro esserci. Un senso che va sempre ritrovato, rinnovato, rigenerato, anche e soprattutto con l’aiuto degli altri.
Per questo, momenti come quello del convegno che ieri si è concluso non sono solo riti (senza nulla togliere alla grandissima importanza del rito), ma occasioni di reciproco e fraterno richiamo alla responsabilità e alla testimonianza. Solo chiedendoci “che ci faccio qui?” possiamo poi passare alla domanda “operativa”: “che posso fare?”.
“Abitare” è molto più che “stare”, e molto diverso da “usare”. Abitare ha a che fare con “chi sono”, e “cosa posso fare” per dare senso, forma, bellezza e calore al luogo dove abito, dove sono le mie relazioni, dove si ancorano i miei ricordi e i miei vissuti. Come scriveva Illich: “In numerose lingue, ‘vivere’ è sinonimo di ‘abitare’. Chiedere ‘dove vivi?’ significa chiedere qual è il luogo dove la tua esistenza quotidiana forma il mondo. Dimmi come abiti e ti dirò chi sei”, e ancora “abitare significa essere presenti nelle proprie tracce, lasciare che la vita quotidiana iscriva la trama delle proprie biografie nel paesaggio”.
Il filosofo Heidegger citava poi spesso una frase di una poesia di Holderlin: “Poeticamente abita l’uomo”. Poesia è poiesis, fare. Ma un fare poetico, simbolico, creativo. E’ iscrivere i significati nel paesaggio, è allestire uno spazio propizio all’incontro, favorevole alla prossimità. Usando la leggerezza e la fantasia, l’originalità e la passione che abbiamo sperimentato in questi giorni, e che Mons. Domenico Pompili ci ha indicato come stile per umanizzare il continente digitale.
In questo spirito, un abbraccio grande a tutti, a Lucia, a Ruggiero, a mr. Magister, Francesca, i corsisti Anicec (che mi hanno salutato con l’annata, come il vino…), i nostri cari vescovi e tutte le persone che hanno partecipato, in tanti modi…
Buon abitare!
