Posts Tagged ‘politica’

Avversità e testimonianza

lunedì, marzo 29th, 2010

E’ un momento triste, se lo si guarda con occhi concentrati sul presente: triste perchè una politica in crisi di credibilità su tutti i fronti scoraggia la partecipazione popolare e non è più in grado di generare speranza di cambiamento; triste perchè la Chiesa, l’unica voce dissonante rispetto alle retoriche e alle ideologie contemporanee (basta rileggere la Caritas in Veritate) è sotto un fuoco incrociato di accuse infamanti, e strumentalmente utilizzate per neutralizzare, o “addomesticare” un temibile interlocutore culturale: è a mio avviso molto significativo che, nell’epoca delle compatibilità totali, l’unica voce “incompatibile” con la libertà, secondo i maitre à penser che popolano la scena mediatica e culturale ( che ormai sono quasi la stessa cosa) sia proprio quella della Chiesa.

Io mi limito molto umilmente a due considerazioni. La prima: la Chiesa è fatta di uomini e l’uomo può sbagliare. L’errore dell’uomo, il tradimento della testimonianza, rivela la fragilità del testimone e non l’inconsistenza della verità testimoniata. E per gli errori commessi la Chiesa (basta ricordare Giovanni Paolo II, e ora Benedetto XVI) non ha esitato a chiedere pubblicamente perdono. Non era necessario. Lo ha fatto. Questo implica anche, ovviamente, non solo allontanare chi mette a rischio l’integrità di altre vite e la purezza della testimonianza, ma anche lavorare per ripensare una modalità educativa (anche all’interno dei propri percorsi di formazione) che sia adeguata ai tempi,  alle domande e alle sfide. E questo lavoro è in corso.

La seconda: la testimonianza è tanto più difficile, ma proprio per questo più alta, quanto più le condizioni esterne sono avverse. E per quanto esseri fragili e limitati, “ambasciatori in catene” come scrive S. Paolo, i cristiani hanno la possibilità di vivere questo tempo secondo giustizia, impedendo che venga fatta di tutta l’erba un fascio, e della devianza la norma. E con ancora maggior forza desiderare, dal profondo, di saper essere testimoni credibili. E per chiudere con una nota di speranza, rimando a un intervista di Avvenire a Mons. Tonini, la cui lettura può fare bene a tutti  e ricordarci che “la risposta è nella testimonianza” (http://www.avvenire.it/Mondo/Scandali+La+risposta+nella+testimonianza_201003290645069200000.htm).

La politica neo-tribale

giovedì, febbraio 25th, 2010

“La politica si sta spostando dai vecchi moduli di rappresentazione secondo la delega elettorale verso una nuova forma di coinvolgimento comunitario, spontaneo e istantaneo in tutti i campi decisionali. In una cultura tribale del ‘tutto-subito’, la nozione di pubblico come un agglomerato differenziato di individui frammentari, tutti dissimili, ma tutti capaci di agire fondamentalmente allo stesso modo, come ingranaggi meccanici intercambiabili in una catena produttiva, è sostituita da quella di società di massa, in cui la diversità personale è incoraggiata, mentre allo stesso tempo ognuno reagisce simultaneamente e reciprocamente ad ogni stimolo”. Lo dichiarava McLuhan, in una celebre intervista rilasciata, da provocatore qual era,  a Playboy alla fine degli anni ‘60. Ma le cose sono poi così diverse oggi?

La centralità antropologica del testimone

mercoledì, febbraio 17th, 2010

In questo cammino di preparazione al convegno, oltre che riflettere sulle trasformazioni e le caratteristiche dell’ambiente digitale in cui siamo immersi, mi pare importante mettere a tema la ricchezza delle implicazioni che la figura del testimone suggerisce. Ve ne propongo alcune, in modo molto sintetico, come spunti per ulteriori elaborazioni e riflessioni comuni. Il ruolo del testimone ha infatti una ricchezza potenziale enorme e un valore programmatico che può essere culturalmente fondamentale, per credenti e non credenti, perchè a che fare:
- con la verità: il testimone prende la parola per dire  ciò che sa essere vero (parresìa) , perchè lo ha conosciuto e vissuto
- con la responsabilità: il testimone si prende la responsabilità nei confronti del vero di cui si fa portavoce, e delle persone alle quali testimonia. Potrebbe tacere, ma parla, anche se non è nel suo interesse, anche se non ne trae alcun vantaggio, anzi…
- con la valutazione: il testimone sceglie ciò che ha valore da trasmettere, e lo interpreta; la sua testimonianza non è casuale, non “registra” i fatti, ma riconosce dei significati e dei valori
- coi sensi: il testimone ha visto, ha ascoltato, è stato presente; ha mangiato lo stesso cibo e respirato la stessa aria di coloro dei quali parla.
- con l’azione: il testimone decide di non tenere per sè quello che ha visto, ma di farne lo stimolo per un’azione comunicativa, per una narrazione,  per un annuncio
- con la relazione: il testimone condivide, crea socialità attorno alla condivisione della conoscenza di quanto accade
- con la politica: il testimone può dare avvio a una mobilitazione collettiva che si interfacci con le istituzioni e offre il suo contributo di conoscenza e interpretazione
- con il tempo: il testimone è custode di ciò che ha visto e ascoltato, non lascia cadere nell’oblio ciò che accade, difende la memoria come luogo che ci impedisce di commettere sempre gli stessi errori; oggi, il testimone  non soggiace alla voracità della rete, che nella velocità e nella sovrabbondanza non gerarchizzata di novità continue rischia di deformare il nostro rapporto col tempo
- con il riconoscimento: il testimone si espone col suo volto e consente a ciò che ha visto e ascoltato di uscire dall’invisibilità, dal regime delle equivalenze e dal senso di irrilevanza
- con la giustizia: il testimone sostiene ciò che è vero e quindi giusto sostenere, anche a costo di pagare un prezzo personale (“martire”, in greco, significa appunto “testimone”); il testimone si oppone all’ingiustizia e alla disuguaglianza, e la sua testimonianza è uno strumento per combatterle pacificamente
- con la libertà: il testimone è guidato solo dal desiderio di testimoniare la parte di verità a cui ha avuto accesso, non è schiavo di interessi di altro tipo, ha a cuore solo il bene comune e la dignità e felicità dell’essere umano. Ha un punto di vista non ingabbiato nel dato di fatto. Testimonia per gratuità e libera scelta, e non per dovere o per coercizione. La sua testimonianza è una “eccedenza” rispetto al dovuto.

Questo, e certamente altro ancora….