Ho letto in questi giorni una serie di interviste a Fabrice Hadjadj, un filosofo francese prima nichilista, poi convertitosi al cattolicesimo. Ho anche ordinato il suo Mistica della carne, perchè il suo approccio antidualista mi pare estremamente interessante, e capace di parlare a questo tempo.
In attesa di leggerlo, riporto un brano da un’intervista che mi pare appropriato alla giornata di oggi.
Maternità, l’immagine dell’etica
«C’è stata un’epoca in cui la maternità è stata concepita come qualcosa
che non atteneva alla libertà della donna. Ella era colei che portava in
sé l’erede dell’uomo, ovvero i futuri cittadini: Marianna madre in
affitto, incubatrice dei cittadini. La Francia ha conosciuto un intenso
natalismo dopo la sconfitta di Sedan nel 1870. Si diceva: “I tedeschi
sono più numerosi di noi, fate più figli per la Francia”. Che è come
dire: producete carne da cannone, fate figli per lo Stato, per la gloria
della nazione. Questo non è riconoscere la maternità come l’avvenimento
radicale di un’accoglienza nei confronti di una nuova persona che entra
nel mondo, da accogliere per se stessa. Il natalismo ha confiscatola
maternità, dunque per reazione la donna ha voluto emanciparsi. Ma
bisognava emanciparsi dalla confisca della maternità da parte dell’uomo
e dello Stato, non dalla maternità come tale, come è invece avvenuto.
Poiché la maternità è una possibilità propriamente femminile, pensare il
femminile in opposizione alla maternità come fanno certe femministe è
arrivare alla distruzione della donna. E di conseguenza alla distruzione
dell’uomo. Perché appunto noi uomini abbiamo bisogno della donna per
aprirci al mistero dell’interiorità, della gestazione, della pazienza,
del portare l’altro per metterlo al mondo. Quando cerca di definire che
cos’è la responsabilità verso l’altro, Emmanuel Levinas propone
un’espressione e un’immagine: portare l’altro. E dice: è il femminile
che manifesta questo. L’etica ha la sua immagine più forte nella
maternità, che è il luogo concreto della responsabilità.
L’accoglienza
del figlio per se stesso equivale all’espressione “fare dei figli per
Dio”. Perché la sessualità in ultima analisi mira a questo: aumentare il
numero degli Eletti; e il desiderio sessuale che ci trascina fuori da
noi stessi è ultimamente un’astuzia di Dio. È Dio che chiama, questo è
il senso profondo della sessualità. Non si fanno figli per lo Stato, o
per noi stessi, o per l’autorealizzazione della donna. Si fanno figli
per la vita eterna».
