<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>L&#039;era dei Testimoni &#187; responsabilità</title>
	<atom:link href="http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/tag/responsabilita/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu</link>
	<description>Abitare il continente digitale - Chiara Giaccardi</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Jun 2011 20:17:37 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>8 marzo</title>
		<link>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2011/03/07/8-marzo/</link>
		<comments>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2011/03/07/8-marzo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 21:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eratestimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
		<category><![CDATA[femminile]]></category>
		<category><![CDATA[maschile]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/?p=538</guid>
		<description><![CDATA[
Ho letto in questi giorni una serie di interviste a Fabrice Hadjadj, un filosofo francese prima nichilista, poi convertitosi al cattolicesimo. Ho anche ordinato il suo Mistica della carne, perchè il suo approccio antidualista mi pare estremamente interessante, e capace di parlare a questo tempo.
In attesa di leggerlo, riporto un brano da un&#8217;intervista che mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/files/2011/03/images-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-540" title="images-1" src="http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/files/2011/03/images-1.jpg" alt="" width="197" height="256" /></a></p>
<p>Ho letto in questi giorni una serie di interviste a Fabrice Hadjadj, un filosofo francese prima nichilista, poi convertitosi al cattolicesimo. Ho anche ordinato il suo <em>Mistica della carne</em>, perchè il suo approccio antidualista mi pare estremamente interessante, e capace di parlare a questo tempo.</p>
<p>In attesa di leggerlo, riporto un brano da un&#8217;intervista che mi pare appropriato alla giornata di oggi.</p>
<p style="text-align: center"><em>Maternità, l’immagine dell’etica </em></p>
<p>«C’è stata un’epoca in cui la maternità è stata concepita come qualcosa<br />
che non atteneva alla libertà della donna. Ella era colei che portava in<br />
sé l’erede dell’uomo, ovvero i futuri cittadini: Marianna madre in<br />
affitto, incubatrice dei cittadini. La Francia ha conosciuto un intenso<br />
natalismo dopo la sconfitta di Sedan nel 1870. Si diceva: “I tedeschi<br />
sono più numerosi di noi, fate più figli per la Francia”. Che è come<br />
dire: producete carne da cannone, fate figli per lo Stato, per la gloria<br />
della nazione. Questo non è riconoscere la maternità come l’avvenimento<br />
radicale di un’accoglienza nei confronti di una nuova persona che entra<br />
nel mondo, da accogliere per se stessa. Il natalismo ha confiscatola<br />
maternità, dunque per reazione la donna ha voluto emanciparsi. Ma<br />
bisognava emanciparsi dalla confisca della maternità da parte dell’uomo<br />
e dello Stato, non dalla maternità come tale, come è invece avvenuto.<br />
Poiché la maternità è una possibilità propriamente femminile, pensare il<br />
femminile in opposizione alla maternità come fanno certe femministe è<br />
arrivare alla distruzione della donna. E di conseguenza alla distruzione<br />
dell’uomo. Perché appunto noi uomini abbiamo bisogno della donna per<br />
aprirci al mistero dell’interiorità, della gestazione, della pazienza,<br />
del portare l’altro per metterlo al mondo. Quando cerca di definire che<br />
cos’è la responsabilità verso l’altro, Emmanuel Levinas propone<br />
un’espressione e un’immagine: portare l’altro. E dice: è il femminile<br />
che manifesta questo. L’etica ha la sua immagine più forte nella<br />
maternità, che è il luogo concreto della responsabilità. L’accoglienza<br />
del figlio per se stesso equivale all’espressione “fare dei figli per<br />
Dio”. Perché la sessualità in ultima analisi mira a questo: aumentare il<br />
numero degli Eletti; e il desiderio sessuale che ci trascina fuori da<br />
noi stessi è ultimamente un’astuzia di Dio. È Dio che chiama, questo è<br />
il senso profondo della sessualità. Non si fanno figli per lo Stato, o<br />
per noi stessi, o per l’autorealizzazione della donna. Si fanno figli<br />
per la vita eterna».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2011/03/07/8-marzo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il testimone e l&#8217;etica della responsabilità</title>
		<link>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/03/22/il-testimone-e-letica-della-responsabilita/</link>
		<comments>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/03/22/il-testimone-e-letica-della-responsabilita/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 21:53:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eratestimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[continuità]]></category>
		<category><![CDATA[durata]]></category>
		<category><![CDATA[individualismo]]></category>
		<category><![CDATA[relazionalità]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/?p=167</guid>
		<description><![CDATA[Cercare di comprendere come interpretare oggi il ruolo di testimoni implica ripensare il rapporto con il tempo e abbandonare quella modalità ormai divenuta non problematica che Bauman chiama &#8220;memoria a videotape&#8221;, pronta a cancellare in ogni momento il passato, il &#8220;già visto&#8221;, per registare qualcosa di sempre nuovo, che a sua volta diventa presto obsoleto.
Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cercare di comprendere come interpretare oggi il ruolo di testimoni implica ripensare il rapporto con il tempo e abbandonare quella modalità ormai divenuta non problematica che Bauman chiama &#8220;memoria a videotape&#8221;, pronta a cancellare in ogni momento il passato, il &#8220;già visto&#8221;, per registare qualcosa di sempre nuovo, che a sua volta diventa presto obsoleto.</p>
<p>Il filosofo Remo Bodei, in un piccolo saggio intitolato <em>Libro della memoria e della speranza, </em>esprime bene quel nesso tra responsabilità e durata che è la condizione per l&#8217;esercizio della responsabilità, prima di tutto verso se stessi e verso la propria storia, e poi verso gli altri:</p>
<p>&#8220;Negli ultimi decenni l&#8217;etica della responsabilità è stata in genere diluita in favore di un mutamento endogeno del sistema delle preferenze e delle scelte (&#8230;) e di una concezione dell&#8217;identità personale non più strettamente legata alla propria coerente continuità psicologica. Ci si sente cioè meno solidali con le decisioni del proprio passato, quasi fossero state prese da un altro, e si affrontano quelle presenti con la riserva mentale della loro revisione, secondo il mutare delle circostanze e dei propri desideri&#8221;.</p>
<p>Questa critica non mira a escludere, naturalmente, la possibilità del cambiamento, ma lo àncora a una storia, che è fatta non solo di eventi e di scelte personali,  ma di intrecci con altre storie, con le vite di altre persone;  nella consapevolezza che ogni nostra scelta, nel bene come nel male, si ripercuote su chi è a noi legato in qualche modo. In una prospettiva relazionale e non individualistica, la nostra libertà non riguarda mai solo noi stessi: e questo non costituisce un limite, ma un criterio per orientare le scelte e le azioni verso un bene comune.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/03/22/il-testimone-e-letica-della-responsabilita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Testimonianza, parresìa e verità</title>
		<link>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/03/03/testimonianza-parresia-e-verita/</link>
		<comments>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/03/03/testimonianza-parresia-e-verita/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 19:49:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eratestimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[parresìa]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità]]></category>
		<category><![CDATA[sincerità]]></category>
		<category><![CDATA[verità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/?p=100</guid>
		<description><![CDATA[Parresìa è parlare con franchezza. Non con l’arroganza di chi, incurante degli effetti del proprio dire, spaccia per sincerità un parlare violento, spesso strategico e strumentale. Ma con l’umiltà di chi si sente in dovere di prendere la parola, per rendere giustizia a una verità che non è la sua, ma che anzi lo mette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Parresìa</em> è parlare con franchezza. Non con l’arroganza di chi, incurante degli effetti del proprio dire, spaccia per sincerità un parlare violento, spesso strategico e strumentale. Ma con l’umiltà di chi si sente in dovere di prendere la parola, per rendere giustizia a una verità che non è la sua, ma che anzi lo mette in una posizione scomoda. Una verità che ha toccato la sua vita, una verità conosciuta in un modo sempre parziale, una verità per comunicare la quale si è sempre inadeguati, ma che merita comunque di essere detta.<br />
Quali siano i caratteri dell’autentica <em>parresìa</em> lo scriveva Foucault  richiamando il ruolo di questa virtù nel mondo classico (M. Foucault, <em>Discorso e verità nella Grecia antica</em>, Roma, Donzelli, 2005 (1983))<br />
-    La <em>parresìa</em> esprime una relazione tra il parlante e ciò che viene detto: una relazione di sincerità  (“Il parresiastes è sincero nel dire la propria opinione&#8221;, p. 4)<br />
-     Chi dice la verità si espone a un rischio:  “Se c’è una specie di ‘prova’ della sincerità del <em>parresiastes,</em> essa sta nel suo coraggio, nella disponibilità a correre un rischio e mettere a repentaglio la propria tranquillità o, in casi estremi, la propria incolumità”. “Il fatto che il <em>parresiaste</em>s dica qualcisa di pericoloso – qualcosa di differente da ciò che la maggioranza crede – è una forte indicazione del fatto che egli sia un <em>parresiaste</em>s” (p. 6).<br />
-    Accettare di dire la verità significa tenere una specifica relazione con se stessi; essere disposti ad affrontare un rischio, una posizione scomoda, “invece di riposare sulla sicurezza di una vita in cui la verità resta inespressa”. Significa prendersi una responsabilità.<br />
-    La <em>parresìa </em>è legata alla critica: la sua funzione non è dimostrare qualcosa a  qualcun altro, ma prima di tutto  “esercitare una critica: una critica dell’interlocutore, o anche di se stesso” (p. 8).<br />
-    Per il <em>parresiastes</em> dire la verità è considerato un dovere, che egli sente anche quando è libero di stare zitto (sotto tortura non c’è <em>parresia</em>). La <em>parresia</em> ha a che fare insieme con la libertà e il dovere (che non si escludono di principio, come la cultura contemporanea tende a suggerire).<br />
Il testimone non può che essere tale rispetto a una verità che lo ha toccato, che lo ha cambiato. Il testimone prende la parola per comunicare il modo unico e irripetibile in cui la verità gli si è manifestata, per condividere con altri ciò che ha potuto conoscere e sentire; per mettere in discussione i luoghi comuni che creano inerzie e spengono la libertà; per invitare gli altri a lasciarsi toccare dalla verità.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/03/03/testimonianza-parresia-e-verita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La centralità antropologica del testimone</title>
		<link>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/02/17/la-centralita-antropologica-del-testimone/</link>
		<comments>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/02/17/la-centralita-antropologica-del-testimone/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 17:02:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eratestimone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[parresìa]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità]]></category>
		<category><![CDATA[riconoscimento]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianza]]></category>
		<category><![CDATA[verità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/?p=59</guid>
		<description><![CDATA[In questo cammino di preparazione al convegno, oltre che riflettere sulle trasformazioni e le caratteristiche dell&#8217;ambiente digitale in cui siamo immersi, mi pare importante mettere a  tema la ricchezza delle implicazioni che la figura del testimone suggerisce. Ve ne propongo alcune, in modo molto sintetico, come spunti per ulteriori elaborazioni e riflessioni comuni. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo cammino di preparazione al convegno, oltre che riflettere sulle trasformazioni e le caratteristiche dell&#8217;ambiente digitale in cui siamo immersi, mi pare importante mettere a  tema la ricchezza delle implicazioni che la figura del testimone suggerisce. Ve ne propongo alcune, in modo molto sintetico, come spunti per ulteriori elaborazioni e riflessioni comuni. Il ruolo del testimone ha infatti una ricchezza potenziale enorme e un valore programmatico che può essere culturalmente fondamentale, per credenti e non credenti,  perchè a che fare:<br />
- con la verità: il testimone prende la parola per dire  ciò che sa essere vero (<em>parresìa</em>) , perchè lo ha conosciuto e vissuto<br />
- con la responsabilità: il testimone si prende la responsabilità nei confronti del vero di cui si fa portavoce, e delle persone alle quali testimonia. Potrebbe tacere, ma parla, anche se non è nel suo interesse, anche se non ne trae alcun vantaggio, anzi&#8230;<br />
- con la valutazione: il testimone sceglie ciò che ha valore da trasmettere, e lo interpreta; la sua testimonianza non è casuale, non &#8220;registra&#8221; i fatti, ma riconosce dei significati e dei valori<br />
- coi sensi: il testimone ha visto, ha ascoltato, è stato presente; ha mangiato lo stesso cibo e respirato la stessa aria di coloro dei quali parla.<br />
- con l&#8217;azione: il testimone decide di non tenere per sè quello che ha visto, ma di farne lo stimolo per un&#8217;azione comunicativa, per una narrazione,  per un annuncio<br />
- con la relazione: il testimone condivide, crea socialità attorno alla condivisione della conoscenza di quanto accade<br />
- con la politica: il testimone può dare avvio a una mobilitazione collettiva che si interfacci con le istituzioni e offre il suo contributo di conoscenza e interpretazione<br />
- con il tempo: il testimone è custode di ciò che ha visto e ascoltato, non lascia cadere nell&#8217;oblio ciò che accade, difende la memoria come luogo che ci impedisce di commettere sempre gli stessi errori; oggi, il testimone  non soggiace alla voracità della rete, che nella velocità e nella sovrabbondanza non gerarchizzata di novità continue rischia di deformare il nostro rapporto col tempo<br />
- con il riconoscimento: il testimone si espone col suo volto e consente a ciò che ha visto e ascoltato di uscire dall&#8217;invisibilità, dal regime delle equivalenze e dal senso di irrilevanza<br />
- con la giustizia: il testimone sostiene ciò che è vero e quindi giusto sostenere, anche a costo di pagare un prezzo personale (&#8220;martire&#8221;, in greco, significa appunto &#8220;testimone&#8221;); il testimone si oppone all’ingiustizia e alla disuguaglianza, e la sua testimonianza è uno strumento per combatterle pacificamente<br />
- con la libertà: il testimone è guidato solo dal desiderio di testimoniare la parte di verità a cui ha avuto accesso, non è schiavo di interessi di altro tipo, ha a cuore solo il bene comune e la dignità e felicità dell&#8217;essere umano. Ha un punto di vista non ingabbiato nel dato di fatto. Testimonia per gratuità  e libera scelta, e non per dovere o per coercizione. La sua testimonianza è una &#8220;eccedenza&#8221; rispetto al dovuto.</p>
<p>Questo, e certamente altro ancora&#8230;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/2010/02/17/la-centralita-antropologica-del-testimone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

