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	<title>L&#039;era dei Testimoni &#187; rete</title>
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	<description>Abitare il continente digitale - Chiara Giaccardi</description>
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		<title>Quale autenticità nell&#8217;era digitale?</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 19:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eratestimone</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[Messaggio per la 45a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali]]></category>
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		<category><![CDATA[San Francesco di Sales]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi è un giorno importante: è la festa di S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, che mai come  in questo momento forse hanno bisogno di essere illuminati,  risvegliati al senso della loro professione e alla grande responsabilità che richiede e soprattutto liberati dalle pastoie in cui sono avviluppati con le loro stesse mani (le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è un giorno importante: è la festa di S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, che mai come  in questo momento forse hanno bisogno di essere illuminati,  risvegliati al senso della loro professione e alla grande responsabilità che richiede e soprattutto liberati dalle pastoie in cui sono avviluppati con le loro stesse mani (le linee editoriali, i criteri di notiziabilità, il mimetismo professionale, la rincorsa del pubblico, la rinuncia al giudizio, la strumentalizzazione e si potrebbe continuare a lungo). Un po&#8217; più di coraggio, un po&#8217; più di libertà e tanta responsabilità in più è quello che auspico, per questa categoria così importante ma anche così spesso deludente (per non dire irritante) in questa giornata, che tanti dibattiti sta sollecitando in tutta Italia (per un calendario si può vedere <a href="http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=17226">www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=17226</a>.).</p>
<p>Ma oggi è un giorno importante anche perchè, come consuetudine, è stato reso pubblico il testo del Santo Padre per la 45esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: &#8220;Verità, annuncio e autenticità di vita nell&#8217;era digitale&#8221; (per il testo completo <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/communications/documents/hf_ben-xvi_mes_20110124_45th-world-communications-day_it.html">http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/communications/documents/hf_ben-xvi_mes_20110124_45th-world-communications-day_it.html</a>).</p>
<p>E&#8217; un testo lucido, chiaro e pieno di passione per l&#8217;umano. Un testo veramente prezioso per chi considera la &#8220;sfida digitale&#8221; non come una questione puramente tecnologica, ma come una questione prima di tutto antropologica.</p>
<p>La riflessione si apre con un&#8217;analogia illuminante; la rivoluzione digitale è paragonabile, per la sua portata economica, sociale e culturale, alla rivoluzione industriale. Essa inaugura infatti non solo un cambiamento nel modo di comunicare, ma un cambiamento della comunicazione in se stessa: Bauman lo definirebbe un &#8220;metacambiamento&#8221;, un mutamento del modo in cui le cose cambiano, una matrice di nuove prospettive sul mondo. E questo mutamento profondo investe prima di tutto l&#8217;idea stessa della comunicazione, ridefinendone le potenzialità: dal modello della &#8220;trasmissione&#8221; dei media tradizionali (che rappresenta in realtà una &#8220;cattiva sineddoche&#8221; della comunicazione, un caso particolare e marginale elevato a modello generale) a quello della cooperazione, dello scambio, della reciprocità, del coinvolgimento. Si tratta di uno stimolo potente a rigenerare la comunicazione come luogo dell&#8217;incontro, dell&#8217;accoglienza, della ricerca comune di un senso, della costruzione cooperativa di un bene comune. Ma per realizzare questa potenzialità occorre saper vedere i rischi: il coinvolgimento può diventare apertura verso l&#8217;altro, ma anche immersione totale in un ambiente autoreferenziale, che impedisce la riflessività; la presentazione di sè può diventare (ma lo stesso rischio lo si corre nella vita &#8220;offline&#8221;) costruzione di un personaggio che maschera più che svelare la persona; la riduzione della distanza può limitarsi a un contatto superficiale anzichè favorire la prossimità, che richiede comunque l&#8217;incontro intercorporeo.</p>
<p>Il messaggio va letto, ma due passaggi vorrei richiamare qui: lo &#8220;stile&#8221; con cui abitare la rete, e l&#8217;ambiente mediale in generale: &#8220;testimoniare con coerenza, nel proprio profilo digitale e nel modo di comunicare, scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo&#8221; ; e la necessità di mantenere vive le domande profonde dell&#8217;essere umano, &#8220;che testimoniano il suo desiderio di trascendenza e la nostalgia per forme di vita autentica, degna di essere vissuta&#8221;.</p>
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		<title>Bussole in rete</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 10:13:34 +0000</pubDate>
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Una delle legittime preoccupazioni dei genitori, specie di chi non ha tanta dimestichezza con i nuovi linguaggi della comunicazione, è quella dei pericoli e delle insidie che la rete può nascondere per i figli, soprattutto quando minori.  Per la sua natura &#8220;virtuale&#8221;, di contenitore di possibilità pressoché illimitate, la rete può essere un ambiente salubre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/files/2011/01/non_perdere_bussola1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-489" title="non_perdere_bussola" src="http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/files/2011/01/non_perdere_bussola1.jpg" alt="" width="294" height="300" /></a></p>
<p>Una delle legittime preoccupazioni dei genitori, specie di chi non ha tanta dimestichezza con i nuovi linguaggi della comunicazione, è quella dei pericoli e delle insidie che la rete può nascondere per i figli, soprattutto quando minori.  Per la sua natura &#8220;virtuale&#8221;, di contenitore di possibilità pressoché illimitate, la rete può essere un ambiente salubre o inquinato.  Ma oggi, soprattutto, è importante che passi l&#8217;idea che non ci sono &#8220;dati di fatto&#8221; immutabili, e che questo ambiente può essere &#8220;abitato&#8221; e reso più umano grazie alla collaborazione di tutti. In questo senso, è importante da parte degli adulti modificare l&#8217;approccio: è impossibile garantire a priori le condizioni di un ambiente sicuro, ma è possibile cercare di coinvolgere tutti nel mantenere e potenziare le condizioni di &#8220;abitabilità&#8221; della rete. Come della natura (in quanto creato, e non insieme di risorse da sfruttare a vantaggio di pochi), così anche dell&#8217;ambiente digitale siamo tutti corresponsabili: ha senso preoccuparsi dei pericoli, ma solo se ai timori si accompagnano assunzioni di responsabilità. E la logica cooperativa e collaborativa della rete aiuta in questo sforzo, ogii indispensabile. Per questo è apprezzabile e oppportuna l&#8217;iniziativa promossa dalla Polizia Postale e da Google, &#8220;Non perdere la bussola&#8221; già alla sua seconda edizione, che promuove un uso responsabile della rete con un lavoro di sensibilizzazione nelle scuole e materiali visionabili e scaricabili. Del progetto fa parte anche un centro di sicurezza on-line per la famiglia  (<a href="http://www.google.it/sicurezzafamiglia">www.google.it/sicurezzafamiglia</a>) che mira a coinvolgere direttamente giovani e adulti nell&#8217;opera di prevenzione, oltre che offrire suggerimenti e spunti per una navigazione sicura.</p>
<p>Non sono naturalmente le &#8220;ricette&#8221; che possono salvarci, ma è importante il cambiamento di mentalità: la rete non è solo un grande magazzino di materiali da consumare, dove si prende quello che c&#8217;è, ma è un ambiente che prende forma dal modo in cui lo si abita, dove tutti sono (almeno potenzialmente, &#8220;virtualmente&#8221;) corresponsabili della forma che questo ambiente prende, dei contenuti che lo popolano, delle forme di relazione che si instaurano anche grazie a esso.</p>
<p>Non c&#8217;è nessun determinismo, nessun destino: solo l&#8217;urgenza di esercitare responsabilmente, pensando anche agli altri e in vista di un bene comune, la nostra libertà.</p>
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		<title>Rete e comunicazione</title>
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		<pubDate>Sat, 08 May 2010 19:23:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La ricerca che  abbiamo presentato al convegno Testimoni Digitali (www.testimonidigitali.it/ricerca) ha fatto emergere una serie di spunti per riflettere su come sta cambiando il nostro modo di metterci in relazione nell&#8217;ambiente digitale. Diversamente da quanto i luoghi comuni, ormai consolidati, affermano (la rete è un mondo a parte, un surrogato della realtà, uno spazio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La ricerca che  abbiamo presentato al convegno Testimoni Digitali (<a href="http://www.testimonidigitali.it/ricerca">www.testimonidigitali.it/ricerca</a>) ha fatto emergere una serie di spunti per riflettere su come sta cambiando il nostro modo di metterci in relazione nell&#8217;ambiente digitale. Diversamente da quanto i luoghi comuni, ormai consolidati, affermano (la rete è un mondo a parte, un surrogato della realtà, uno spazio di relazioni fittizie e di identità mascherate&#8230;) dall&#8217;indagine sui 18-24enni di tutta Italia, grandi frequentatori di <em>social network</em>, è emerso come la rete sia soprattutto uno spazio per &#8220;essere-con&#8221;. La dimensione strettamente comunicativa non è la più importante, e comunque  occorre ripensare il concetto di comunicazione,  abbandonando completamente l’idea di “trasmissione”. Comunicare, lo aveva già detto McLuhan, non è scambiarsi messaggi, ma modificare delle proporzioni (aumentare la sensibilità, avvicinare le persone). Tutto ciò che “avvicina” è un medium, e la rete, prima ancora che consentire di produrre e scambiare messaggi e materiali, serve per ridurre le distanze, per immergersi e lasciarsi coinvolgere da un ambiente di simili. McLuhan sosteneva infatti che è &#8220;medium&#8221; tutto ciò che produce cambiamento, e che i media modificano i rapporti e le proporzioni dentro il nostro ambiente.</p>
<p>Oggi comunicare è soprattutto avvicinare, ridurre le distanze: la comunicazione è sempre prima fàtica che referenziale, ovvero mira soprattutto ad alimentare il senso di contatto, a mantenere vivo l&#8217;&#8221;essere-con&#8221;, più che il &#8220;parlare di&#8221;. La comunicazione in rete ha quindi a che fare  soprattutto con il desiderio di avvicinare le persone, di avvicinarci agli altri. Un &#8220;essere-con&#8221; che non solo non si contrappone, sostituendolo, al rapporto interpersonale nelle situazioni concrete, ma si pone in un certo senso al suo servizio, riconoscendone il primato.</p>
<p>Anche la rete, dunque, risente della svolta &#8220;tattile&#8221; della comunicazione, del tentativo di ridurre le distanze (il tatto è il senso dell&#8217;annullamento della distanza), di &#8220;immergersi&#8221; in un ambiente relazionale, lasciandosene coinvolgere. Ridurre la distanza non è ancora, però, realizzare una prossimità: ma esprime un bisogno, e può trasformarsi in un&#8217;opportunità.</p>
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		<title>La socialità va in rete</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 19:59:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Secondo una mappa stilata dal Global Web Index, sulla base di un questionario somministrato a 32 mila utenti web, le abitudini in rete dal 2009 al 2010 hanno già subito una serie di trasformazioni. Per restare all&#8217;Italia, per esempio, Twitter cala, e si verifica anche una lieve flessione dei blog, mentre aumenta moltissimo la quantità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo una mappa stilata dal Global Web Index, sulla base di un questionario somministrato a 32 mila utenti web, le abitudini in rete dal 2009 al 2010 hanno già subito una serie di trasformazioni. Per restare all&#8217;Italia, per esempio, Twitter cala, e si verifica anche una lieve flessione dei blog, mentre aumenta moltissimo la quantità di persone che gestiscono un profilo personale (il 5,3% in più dello scorso anno).(<a href="http://eradeltestimone.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/files/2010/04/global-Map-of-Social-Web-Involvement-Global-Web-Index-2009-1.pdf">global Map of Social Web Involvement &#8211; Global Web Index 2009-1</a></p>
<p>Come ogni dato, anche questo è ambivalente. Da un lato, si potrebbe pensare che la socialità si trasferisce in rete, a scapito delle relazioni faccia a faccia nella quotidianità &#8220;offline&#8221;; dall&#8217;altro è anche vero che in un mondo complesso come quello in cui viviamo, la &#8220;manutenzione delle relazioni&#8221; può trarre grandissimo giovamento dai nuovi ambienti digitali, che consentono di mantenere contatti, organizzare incontri, rintracciare persone, mettere in relazione gruppi, costruire spazi comuni da abitare&#8230;</p>
<p>L&#8217;esplosione dei social network è in fondo una buona notizia, se riesce a costruire un terreno in cui esprimere e coltivare questo tratto antropologico fondamentale. Come scrive il Papa nella <em>Caritas in Veritate</em>, al n. 55, &#8220;La rivelazione cristiana sull&#8217;unità del genere umano presuppone un&#8217;interpretazione metafisica dell&#8217;<em>humanum</em> in cui la relazionalità è un elemento essenziale&#8221;.</p>
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		<title>La violenza sulla rete</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 19:31:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non si può non farsi delle domande di fronte all’ultimo caso del gruppo contro i bambini down su Facebook, e alla clamorosa decisione del tribunale di Milano di condannare tre dirigenti di Google per la pubblicazione su Youtube, nel 2006, del video, girato col telefonino, di un ragazzino disabile picchiato e sbeffeggiato dai compagni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può non farsi delle domande di fronte all’ultimo caso del gruppo contro i bambini down su Facebook, e alla clamorosa decisione del tribunale di Milano di condannare tre dirigenti di Google per la pubblicazione su Youtube, nel 2006, del video, girato col telefonino, di un ragazzino disabile picchiato e sbeffeggiato dai compagni di scuola.<br />
Al di là della reazione immediata, che può essere di indignazione, di amarezza, di rabbia o altro, e prima di pensare a quale “punizione esemplare” infliggere ai responsabili, forse bisogna domandarsi su quale terreno culturale germogliano questi frutti disumani. E’ inutile scandalizzarsi, infatti, quando il clima che si respira è quello dell’ossessione identitaria e del rifiuto dell’alterità, vista come minaccia, disturbo, o al massimo utile capro espiatorio per ricompattare un “noi” che non esiste.<br />
Su questo sfondo culturale si innesta poi una questione generazionale. Nella società liquida, mobile, del rischio, dove i riferimenti sono stati decostruiti e tutti possono andare dove vogliono – peccato che non sanno cosa volere – l’ansia del fallimento, e soprattutto l’angoscia dell’irrilevanza, dell’invisibilità, del non essere sociale è fortissima. Il gesto delirante diventa allora un modo per dimostrare a se stessi e agli altri che si esiste, per far parlare di sé, per rendersi visibili anche a chi non vuole guardare. E la rete, oggi, rappresenta un palcoscenico ideale per attirare l’attenzione, anche nel dissenso: pare che la maggior parte degli iscritti al gruppo contro i bambini down fosse lì per protestare, ma questo non ha fatto che aumentare la visibilità, assecondando lo scopo…<br />
La cosa che personalmente più mi rattrista non è tanto l’uscita delirante,  quanto il vuoto di una generazione cresciuta a videogame e incapace di distinguere tra la realtà e la finzione, tra l’eccitazione del gesto estremo e le sue conseguenze. E’ triste quello che si intuisce: il vuoto di relazioni, il senso di irrilevanza esorcizzato dall’atto di violenza verbale, o di bullismo, la mancanza di empatia e, probabilmente di una “memoria corporea” di contatti rassicuranti, di un calore relazionale che non si può restituire se non lo si è sperimentato.<br />
Forse l’antidoto all’esibizione delirante di sé attraverso la violenza della parola e del gesto non è la punizione, ma l’educazione: ex-ducere, condurre fuori dalle proprie angosce che si tramutano in violenza distruttiva o autodistruttiva. Portare fuori dall’illusione di poter vincere la paura attraverso deliri su palcoscenici mediatici, e “dentro” la realtà calda, anche se spesso faticosa, delle relazioni con chi è diverso da noi. Prossimità e realtà, nelle sue facce molteplici che non finiscono mai di stupirci e di farci trovare tesori là dove non ce li aspettiamo, sono, forse, la via da tentare.</p>
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