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Identità digitali

venerdì, ottobre 29th, 2010

Da oggi è in rete il nuovo sito di Testimoni Digitali, che documenta il percorso culminato nel convegno del 22-24 aprile 2010, ma che apre anche tanti spazi di riflessione, di dialogo e di progettualità sul presente e sul futuro.

Il Santo Padre nell’udienza finale del convegno ha parlato di continuità e discontinuità: in una cultura discontinua, dove persino le biografie rischiano di ridursi ad accumuli più o meno casuali di frammenti disconnessi, la continuità è un grande valore. Una continuità dinamica, che incorporando l’alterità – degli eventi ma soprattutto delle persone – riesce a produrre sintesi originali, a generare novità non effimere e a inaugurare forme inedite di fedeltà creatrice.

H. Arendt sosteneva che agire comporta due movimenti: dare inizio e far durare. Il primo è il più facile e anche il più eccitante: lo “splendore dei ricominciamenti”, come lo definisce Augé, esercita sempre una grande forza di attrazione; ma la sfida impegnativa – e comunque non meno esaltante, è far durare ciò a cui si è dato inizio. Opera tanto più realizzabile quanto meno si è soli a realizzarla, in un contesto in cui  tutto evapora rapidamente.

Vedo questa nuova edizione del sito come la testimonianza di un fare che non si accontenta del momento di gloria trascorso, della vetrina ben riuscita, ma che si impegna a dare stabilità e sostanza alle speranze sollevate e agli impegni rischiesti. Riflettere sull’accaduto a distanza di tempo, per distillarne e raccontarne i significati; tenere aperto lo spazio della riflessione su un presente che continuamente ci interpella; rilanciare le domande che hanno animato gli interventi e il dibattito durante il convegno, ma alle quali non si finisce mai di rispondere; usare la rete per mantenere vivo il contatto con chi si vuole avvicinare e per continuare a ridurre le distanze, fuori ma anche dentro la chiesa, sono solo alcuni dei significati che questa nuova testimonianza di impegno suggerisce.

Dentro questa logica parte anche la rilevazione “identità digitali”, che prosegue l’esplorazione del mondo dei “nativi digitali” (18-24 anni) cercando di estendere quantitativamente il campione (puntiamo a raggiungere e se possibile superare i 5000 questionari compilati), raggiungendo i giovani sul loro territorio, la rete appunto. Accanto alle domande relative alla composizione delle cerchie relazionali fuori e dentro la rete, agli stili di utilizzo delle diverse piattaforme a seconda dei bisogni relazionali, ai tempi e ai modi di “abitare” lo spazio digitale, abbiamo inserito anche, tra le altre, alcune domande relative alla dimensione spirituale, per cominciare a sondare quanto l’orizzontalità della rete possa lasciare spazio a, o almeno non escludere, una dimensione verticale. La rilevazione si concluderà a febbraio e a maggio renderemo pubblici i risultati, contando ne frattempo sull’aiuto di tutti per far circolare l’informazione e poter raccogliere così il maggior numero di dati possibii.

La testimonianza di un “non credente”

sabato, aprile 3rd, 2010

Oggi i miei auguri per una Santa Pasqua di Resurrezione si esprimono attraverso la testimonianza di una persona che si definisce “non credente”, ma che offre un dono prezioso a credenti e non credenti: il dono del dubbio. Ai non credenti il dubbio che lo spazio dell’infinito esista e ci interpelli tutti, e che il desiderio di salire le alture delle fede non debba essere represso; ai credenti il dubbio che impedisce di stare “impiantati nel centro delle proprie certezze”, e che spinge a restare sempre sul passaggio, ad aprire le brecce dove ci sono muri, a “perseguitare” il Creatore in cerca di segni della sua presenza, ad “azzardarsi in un altrove assetato”.

Grazie a Erri De Luca .

“Pasqua è voce del verbo “pèsah”, passare.
Non è festa per i residenti,
ma per migratori che si affrettano al viaggio.
Da non credente vedo le persone di fede così,
non impiantate in un centro della loro certezza
ma continuamente in movimento sulle piste.
Chi crede è in cerca di un rinnovo quotidiano dell’energia di credere,
scruta perciò ogni segno di presenza.
Chi crede, insegue, perseguita il creatore costringendolo a manifestarsi.
Perciò vedo chi crede
come uno che sta sempre su uno “pèsah”, passaggio.
Mentre con generosità si attribuisce al non credente
un suo cammino di ricerca,
è piuttosto vero che il non credente è chi non parte mai,
chi non si azzarda nell’altrove assetato del credente.
Ogni volta che è Pasqua,
urto contro la doppia notizia delle scritture sacre,
l’uscita d’Egitto e il patibolo romano della croce piantata sopra Gerusalemme.
Sono due scatti verso l’ignoto.
Il primo è un tuffo nel deserto
per agguantare un’altra terra e una nuova libertà.
Il secondo è il salto mortale oltre il corpo e la vita uccisa,
verso la più integrale resurrezione.
Pasqua/pèsah è sbaraglio prescritto,
unico azzardo sicuro perché affidato alla perfetta fede di giungere.
Inciampo e resto fermo,
il Sinai e il Golgota non sono scalabili da uno come me,
che pure in vita sua ha salito e sale cime celebri e immense.
Restano inaccessibili le alture della fede.
Allora sia Pasqua piena per voi che fabbricate passaggi
dove ci sono muri e sbarramenti,
per voi apertori di brecce,
saltatori di ostacoli,
corrieri a ogni costo,
atleti della parola pace.”