Posts Tagged ‘riconoscimento’

Autonomia e riconoscimento

sabato, marzo 20th, 2010

Un elemento importante emerso nella discussione di oggi qui all’università di Kyoto riguarda due diverse concezioni di “autonomia”: una è procedurale, basata su un modello individualista e liberista, e si definisce come libertà dai vincoli e possibilità di disporre dei beni necessari a realizzare i propri progetti (da qui, una concezione “distributiva” della giustizia, preoccupata della simmetria di tale distribuzione). Una seconda accezione, meno astratta e individualista, ha piuttosto a che fare con la questione del riconoscimento: l’autonomia è, in questa prospettiva, intrinsecamente legata alla storia personale, e alle relazioni di cui tale storia è intrecciata. L’autononia si raggiunge attraverso il riconoscimento reciproco dei bisogni, delle qualità, dell’utilità collettiva delle nostre capacità, in una pluralità di contesti (familiare, amicale, lavorativo..).

Questa prospettiva si colloca in un regime di reciprocità, ma non necessariamente di simmetria; di intersoggettività, e non di individualismo; di concretezza esistenziale e non di astrazione; di valorizzazione di tutti i contesti e gli ambiti della società civile in cui il riconoscimento ha luogo (associazioni, chiesa, scuola…).

Grazie alla dinamica del riconoscimento, l’autonomia non è una “proprietà” dell’individuo, da difendere strenuamente contro le potenziali invasioni e ingerenze esterne, ma una condizione in continua trasformazione, che si raggiunge (mai definitivamente) solo attraverso il “giro lungo” che passa attraverso il riconoscimento degli altri. L’autonomia è qualcosa che dobbiamo perseguire, ma che insieme ci è donata dagli altri.

La centralità antropologica del testimone

mercoledì, febbraio 17th, 2010

In questo cammino di preparazione al convegno, oltre che riflettere sulle trasformazioni e le caratteristiche dell’ambiente digitale in cui siamo immersi, mi pare importante mettere a tema la ricchezza delle implicazioni che la figura del testimone suggerisce. Ve ne propongo alcune, in modo molto sintetico, come spunti per ulteriori elaborazioni e riflessioni comuni. Il ruolo del testimone ha infatti una ricchezza potenziale enorme e un valore programmatico che può essere culturalmente fondamentale, per credenti e non credenti, perchè a che fare:
- con la verità: il testimone prende la parola per dire  ciò che sa essere vero (parresìa) , perchè lo ha conosciuto e vissuto
- con la responsabilità: il testimone si prende la responsabilità nei confronti del vero di cui si fa portavoce, e delle persone alle quali testimonia. Potrebbe tacere, ma parla, anche se non è nel suo interesse, anche se non ne trae alcun vantaggio, anzi…
- con la valutazione: il testimone sceglie ciò che ha valore da trasmettere, e lo interpreta; la sua testimonianza non è casuale, non “registra” i fatti, ma riconosce dei significati e dei valori
- coi sensi: il testimone ha visto, ha ascoltato, è stato presente; ha mangiato lo stesso cibo e respirato la stessa aria di coloro dei quali parla.
- con l’azione: il testimone decide di non tenere per sè quello che ha visto, ma di farne lo stimolo per un’azione comunicativa, per una narrazione,  per un annuncio
- con la relazione: il testimone condivide, crea socialità attorno alla condivisione della conoscenza di quanto accade
- con la politica: il testimone può dare avvio a una mobilitazione collettiva che si interfacci con le istituzioni e offre il suo contributo di conoscenza e interpretazione
- con il tempo: il testimone è custode di ciò che ha visto e ascoltato, non lascia cadere nell’oblio ciò che accade, difende la memoria come luogo che ci impedisce di commettere sempre gli stessi errori; oggi, il testimone  non soggiace alla voracità della rete, che nella velocità e nella sovrabbondanza non gerarchizzata di novità continue rischia di deformare il nostro rapporto col tempo
- con il riconoscimento: il testimone si espone col suo volto e consente a ciò che ha visto e ascoltato di uscire dall’invisibilità, dal regime delle equivalenze e dal senso di irrilevanza
- con la giustizia: il testimone sostiene ciò che è vero e quindi giusto sostenere, anche a costo di pagare un prezzo personale (“martire”, in greco, significa appunto “testimone”); il testimone si oppone all’ingiustizia e alla disuguaglianza, e la sua testimonianza è uno strumento per combatterle pacificamente
- con la libertà: il testimone è guidato solo dal desiderio di testimoniare la parte di verità a cui ha avuto accesso, non è schiavo di interessi di altro tipo, ha a cuore solo il bene comune e la dignità e felicità dell’essere umano. Ha un punto di vista non ingabbiato nel dato di fatto. Testimonia per gratuità e libera scelta, e non per dovere o per coercizione. La sua testimonianza è una “eccedenza” rispetto al dovuto.

Questo, e certamente altro ancora….