Oggi vorrei proporvi una voce più ottimista, perché aumentare la consapevolezza dei rischi che corriamo nell’era digitale non significa non poter cogliere le opportunità che ci si offrono. La voce è quella di McLuhan, che oltre a essere un grande studioso dei media era anche un cattolico praticante, e il testo a cui mi riferisco è La luce e il mezzo. Riflessioni sulla religione (www.anobii.com/testimoni#2558C0)
“Mai il potenziale dell’insegnamento e dell’apprendimento della Chiesa è stato grande come nella società elettronica. La ‘catena di Pietro’ può proiettarsi su tutto il mondo: non ha bisogno di stare a Roma. La nuova matrice è acustica, simultanea, elettrica: è in qualche modo in sintonia con la Chiesa, cioè ora l’umanità è veramente ‘totalizzata’. Adesso, ognuno simultaneamente nello stesso posto è coinvolto con qualcun altro”.
E ancora:
“E’ possibile che le nuove tecnologie oltrepassino la verbalizzazione. Non c’è niente di impossibile per il computer – o per quel tipo di tecnologia – che estende la coscienza stessa, come un ambiente universale. In un senso, l’immersione nell’informazione, che oggi stiamo sperimentando elettronicamente, è un’estensione della coscienza medesima. Quali effetti questo possa avere sull’individuo nella società è pura speculazione. Ma è accaduto: non è qualcosa che sta per accadere. Molte persone ritornano all’occulto, alla percezione extrasensoriale, e ad ogni forma di consapevolezza misteriosa, in risposta a questo accerchiamento dell’informazione elettronica. E così viviamo, in senso volgare, in un’era estremamente religiosa. Penso che i tempi che ci accingiamo a vivere sembreranno probabilmente i più religiosi di sempre. Noi siamo già lì”.
Questo tempo di interconnessione e reciproco coinvolgimento è, almeno potenzialmente, un tempo profondamente religioso, in cui possiamo “farci prossimo” (che vuol dire “più vicini”) e scambiarci una parola di speranza.