Il nome di questo blog (che prendo in prestito dal titolo di un libro di Annette Wiewiorka) contiene due parole che mi sono care, e che insieme significano qualcosa di più della loro somma.
“Era” è un termine che traggo dal mio bagaglio di studiosa dei media e del loro ruolo culturale e sociale. E’ il termine che usava McLuhan, un grande autore ancora oggi attualissimo, per designare la capacità dei media di segnare delle fasi culturali, di essere emblema del loro tempo: c’è stata l’era tribale, dove il medium dominante era la parola “parlata”, che risuonando univa la comunità; poi quella alfabetica e gutenberghiana (da Gutenberg, l’inventore della stampa), che invece ha segnato una individualizzazione della comunicazione, una supremazia della vista sugli altri sensi, un processo di astrazione e razionalizzazione; e infine l’era “elettrica”, quella della televisione che ricrea le condizioni del “villaggio globale” e ripristina un senso di partecipazione, immersione e interdipendenza, oltre a recuperare le altre dimensioni sensoriali (in particolare il tatto) prima sacrificate alla supremazia visiva.
Oggi, nell’era digitale dove i media non sono più mondi dai quali entrare e uscire, ma costituiscono il nostro habitat quotidiano, occorre ripensare le condizioni del nostro abitare il mondo, per raccogliere le sfide, valorizzare le opportunità ma anche evitare le inerzie e le derive. La figura del “testimone”, che il Vangelo ci offre come modello e come mandato (Gesù è il più alto testimone, che ci invita a farci testimoni a nostra volta), ma che è anche della cultura laica, mi pare centrale per ripensare, oggi, il nostro compito di esseri umani in un mondo sempre più complesso. Testimoniare è un modo di mettersi in rapporto con se stessi, col mondo, con gli altri, con la verità e con la libertà che può offrire un buon punto di partenza per una riflessione antropologica e una prassi adeguate ai tempi.
E’ quindi a partire da ciò di cui io posso essere testimone (tanti anni di studio, una lunga esperienza all’estero, una famiglia già numerosa che poi si è allargata ulteriormente, l’impegno universitario, la convinzione della necessità e della bellezza di esercitare l’ospitalità, anche verso lo straniero e tante altre cose…) che mi piace contribuire alla preparazione del convegno Testimoni Digitali cercando di animare una riflessione, che spero il più possibile condivisa, su cosa significa essere testimoni oggi, e su come, facendoci testimoni, possiamo non solo rispondere alle sfide, ma contribuire a dar forma all’era digitale.
Una riflessione, spero, arricchita da esperienze e, appunto, testimonianze di chi in questo mondo digitale cerca di realizzare l’umanità alla quale siamo chiamati.