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L’era del testimone

venerdì, febbraio 5th, 2010

Il nome di questo blog (che prendo in prestito dal titolo di un libro di Annette Wiewiorka) contiene due parole che mi sono care, e che insieme significano qualcosa di più della loro somma.
“Era” è un termine che traggo dal mio bagaglio di studiosa dei media e del loro ruolo culturale e sociale. E’ il termine che usava McLuhan, un grande autore ancora oggi attualissimo, per designare la capacità dei media di segnare delle fasi culturali, di essere emblema del loro tempo: c’è stata l’era tribale, dove il medium dominante era la parola “parlata”, che risuonando univa la comunità; poi quella alfabetica e gutenberghiana (da Gutenberg, l’inventore della stampa), che invece ha segnato una individualizzazione della comunicazione, una supremazia della vista sugli altri sensi, un processo di astrazione e razionalizzazione; e infine l’era “elettrica”, quella della televisione che ricrea le condizioni del “villaggio globale” e ripristina un senso di partecipazione, immersione e interdipendenza, oltre a recuperare le altre dimensioni sensoriali (in particolare il tatto) prima sacrificate alla supremazia visiva.
Oggi, nell’era digitale dove i media non sono più mondi dai quali entrare e uscire, ma costituiscono il nostro habitat quotidiano, occorre ripensare le condizioni del nostro abitare il mondo, per raccogliere le sfide, valorizzare le opportunità ma anche evitare le inerzie e le derive. La figura del “testimone”, che il Vangelo ci offre come modello e come mandato (Gesù è il più alto testimone, che ci invita a farci testimoni a nostra volta), ma che è anche della cultura laica, mi pare centrale per ripensare, oggi, il nostro compito di esseri umani in un mondo sempre più complesso. Testimoniare è un modo di mettersi in rapporto con se stessi, col mondo, con gli altri, con la verità e con la libertà che può offrire un buon punto di partenza per una riflessione antropologica e una prassi adeguate ai tempi.
E’ quindi a partire da ciò di cui io posso essere testimone (tanti anni di studio, una lunga esperienza all’estero, una famiglia già numerosa che poi si è allargata ulteriormente, l’impegno universitario, la convinzione della necessità e della bellezza di esercitare l’ospitalità, anche verso lo straniero e tante altre cose…) che mi piace contribuire alla preparazione del convegno Testimoni Digitali cercando di animare una riflessione, che spero il più possibile condivisa, su cosa significa essere testimoni oggi, e su come, facendoci testimoni, possiamo non solo rispondere alle sfide, ma contribuire a dar forma all’era digitale.
Una riflessione, spero, arricchita da esperienze e, appunto, testimonianze di chi in questo mondo digitale cerca di realizzare l’umanità alla quale siamo chiamati.