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Testimonianza e discernimento

venerdì, febbraio 19th, 2010

Il testimone è capace di discernimento, non è un “registratore”: il suo sguardo non è uno scanner,  ma  un canale di sollecitudine, un modo di avvicinarsi alla realtà e comprenderla, alle persone e farsi tramite delle loro storie.

Il testimone è critico (da krìno = distinguo). Non è soggetto al  “dovere di informazione”, non soggiace al “diritto di cronaca”, nè seleziona per compiacere qualcuno.
L’indicazione per essere buoni testimoni ci viene da S. Paolo, quando dice : “esaminate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1 Tess, 5, 21)

La centralità antropologica del testimone

mercoledì, febbraio 17th, 2010

In questo cammino di preparazione al convegno, oltre che riflettere sulle trasformazioni e le caratteristiche dell’ambiente digitale in cui siamo immersi, mi pare importante mettere a tema la ricchezza delle implicazioni che la figura del testimone suggerisce. Ve ne propongo alcune, in modo molto sintetico, come spunti per ulteriori elaborazioni e riflessioni comuni. Il ruolo del testimone ha infatti una ricchezza potenziale enorme e un valore programmatico che può essere culturalmente fondamentale, per credenti e non credenti, perchè a che fare:
- con la verità: il testimone prende la parola per dire  ciò che sa essere vero (parresìa) , perchè lo ha conosciuto e vissuto
- con la responsabilità: il testimone si prende la responsabilità nei confronti del vero di cui si fa portavoce, e delle persone alle quali testimonia. Potrebbe tacere, ma parla, anche se non è nel suo interesse, anche se non ne trae alcun vantaggio, anzi…
- con la valutazione: il testimone sceglie ciò che ha valore da trasmettere, e lo interpreta; la sua testimonianza non è casuale, non “registra” i fatti, ma riconosce dei significati e dei valori
- coi sensi: il testimone ha visto, ha ascoltato, è stato presente; ha mangiato lo stesso cibo e respirato la stessa aria di coloro dei quali parla.
- con l’azione: il testimone decide di non tenere per sè quello che ha visto, ma di farne lo stimolo per un’azione comunicativa, per una narrazione,  per un annuncio
- con la relazione: il testimone condivide, crea socialità attorno alla condivisione della conoscenza di quanto accade
- con la politica: il testimone può dare avvio a una mobilitazione collettiva che si interfacci con le istituzioni e offre il suo contributo di conoscenza e interpretazione
- con il tempo: il testimone è custode di ciò che ha visto e ascoltato, non lascia cadere nell’oblio ciò che accade, difende la memoria come luogo che ci impedisce di commettere sempre gli stessi errori; oggi, il testimone  non soggiace alla voracità della rete, che nella velocità e nella sovrabbondanza non gerarchizzata di novità continue rischia di deformare il nostro rapporto col tempo
- con il riconoscimento: il testimone si espone col suo volto e consente a ciò che ha visto e ascoltato di uscire dall’invisibilità, dal regime delle equivalenze e dal senso di irrilevanza
- con la giustizia: il testimone sostiene ciò che è vero e quindi giusto sostenere, anche a costo di pagare un prezzo personale (“martire”, in greco, significa appunto “testimone”); il testimone si oppone all’ingiustizia e alla disuguaglianza, e la sua testimonianza è uno strumento per combatterle pacificamente
- con la libertà: il testimone è guidato solo dal desiderio di testimoniare la parte di verità a cui ha avuto accesso, non è schiavo di interessi di altro tipo, ha a cuore solo il bene comune e la dignità e felicità dell’essere umano. Ha un punto di vista non ingabbiato nel dato di fatto. Testimonia per gratuità e libera scelta, e non per dovere o per coercizione. La sua testimonianza è una “eccedenza” rispetto al dovuto.

Questo, e certamente altro ancora….

Testimoniare la buona notizia

sabato, febbraio 13th, 2010

In un mondo saturo di sollecitazioni come quello in cui siamo immersi, la condivisione delle buona notizia non può passare solo, né principalmente dalle parole, che rischiano di essere risucchiate nel vortice omogeneizzante delle “opinioni”. Se si vuole essere testimoni della buona notizia occorre prima di tutto sapersi mettere in ascolto: della Parola, senza pretendere di possederla o poterla piegare ai nostri fini, e del mondo, perché la prima condizione per comunicare è ascoltare le ragioni dell’altro, per quanto lontano possa sembrare. Solo se abbiamo ricevuto e ascoltato possiamo testimoniare.
Enzo Bianchi cita un episodio riguardo a Teofilo di Antiochia, un vescovo del II secolo il quale,  ai pagani che lo provocavano dicendo “mostrami il tuo Dio”, rispondeva in modo paradossale, ribaltando la richiesta: “mostrami il tuo uomo e io ti mostrerò il tuo Dio”.
Che Dio sappiamo mostrare al mondo attraverso noi stessi? Dovremmo porci ogni giorno questa domanda.
In La differenza cristiana (Torino, Einaudi 2006) (www.anobii.com:testimoni) Enzo Bianchi, anche attraverso le parole di Paolo VI, ci offre alcune preziose indicazioni per cercare una risposta, che mi piace condividere con voi:
“Paolo VI ha più volte chiesto alla chiesa, in vista dell’evangelizzazione, di ‘farsi dialogo, conversazione, di guardare con immensa simpatia al mondo perché, se anche il mondo sembra estraneo al cristianesimo, la chiesa non può sentirsi estranea al mondo, qualunque sia l’atteggiamento del mondo verso la chiesa’.
Ecco perché occorre innanzitutto che i cristiani siano loro stessi ‘evangelizzati’, discepoli alla sequela del Signore piuttosto che militanti improvvisati: così sapranno mostrare la ‘differenza’ cristiana. I cristiani non cerchino visibilità a ogni costo, non rincorrano la sovraesposizione per evangelizzare, non si servano di strumenti forti di potere ma, custodendo con la massima cura la Parola cristiana, sappiano innanzitutto essere testimoni di quel Gesù che ha raccontato Dio agli uomini con la sua vita umana.
Il primo mezzo di evangelizzazione resta la testimonianza quotidiana di una vita autenticamente cristiana, una vita fedele al Signore, una vita segnata da libertà, gratuità, giustizia, condivisione, pace, una vita giustificata dalle ragioni della speranza.
Questa vita improntata a quella di Gesù potrà suscitare interrogativi, far nascere domande, così che ai cristiani verrà chiesto di rendere conto della speranza che li abita”.