Posts Tagged ‘trascendenza’

Le sirene e le campane

domenica, maggio 22nd, 2011

Uno dei tanti spunti del convegno di Macerata riguarda  la necessità di rigenerare i linguaggi, compreso quello della tecnica, per valorizzare la loro capacità innovativa, creativa e poetica contro quella tecnica, dei dispositivi che alla fine ci risucchiano nelle loro configurazioni.

Sulla scorta di questo sforzo, che ha attraversato tutte le relazioni, propongo qui due delle metafore emerse, che possono essere utili per inquadrare i fenomeni e immaginare le direzioni di movimento.

La prima è quella delle “sirene del digitale”. Sirene che sono di due tipi: il canto della seduzione e il suono dell’allarme.

Sherry Turkle in Alone Together, cita una definizione della rete come “bottomless abundance”, come “abbondanza senza fine”: è quanto ritengono molti tecnoentusiasti, che pensano che la rete possa contenere  tutto, che non ci sia ormai più bisogno di altro. Con un immaginario che si nutre della religione negandola (o meglio, sacralizzando l’immanenza del web), si sussurra a tutti di cercare lì, sicuri di trovare. I richiami sono continui, i link ci guidano da un sito all’altro, e seguendo questo richiamo non possiamo che perderci, se non ci imponiamo un po’ di “silenzio digitale”: tappandoci le orecchie come Ulisse, ma anche semplicemente transitando su altri territori non virtuali.

La seconda sirena è quella dell’allarme: il web come luogo insidioso, costellato di paludi e sabbie mobili, di crepacci che ci possono inghiottire senza scampo; un ambiente dal quale è meglio stare lontani.

Nè le tecnoapocalissi nè i tecnoentusiasmi possono aiutarci ad abitare il web in un modo che valorizzi la nostra umanità e che lasci spazio alla nostra libertà.

Ma c’è un’altra voce che possiamo ascoltare; una voce che risuona anche nel web, ma che ha origine altrove; che risuona nei territori digitali, ma che apre nell’orizzontalità del web una finestra sull’infinito, su un oltre che il web non potrà mai contenere. Un “rintocco” che valorizza i “contatti” aprendoli alla verità che li fonda. La voce di quella campana, da sempre (come scrive Illich) “il manto della voce di Dio”, che oggi è la voce del testimone credibile.